Ci piace un’opera d’arte quando prende qualcosa in noi, un che che avevano nascosto e la riporta in vita, alla coscienza, magari cambiandoci dal di dentro e ponendoci verso nuovi orizzonti; è quello che qualcuno chiamava ritorno del rimosso e avviene davanti alla vera opera d’arte, quella che in sé ha l’esplicazione, l’esposizione chiara dei nostri conflitti interiori e la mette in scena senza mezzi termini. Come avevo già esposto in “preservare i classici”, è proprio nel classico che avviene la giusta mediazione tra forma e contenuto, tra capacità espositiva e relativa dei contenuti. Tanti i tentativi, poche le cose realmente riuscite. E’ stato il mega-hit Hypnotized, a farmi sperare sulla possibilità dei tempi attuali di creare ancora qualcosa di buono; non a caso il dj tedesco (Purple Disco Machine) con il quale Sophie and Giants collabora nel 2020, crea un autentico classico (la canzone dell’anno del 2020, che in settembre ha anche portato un’altra cosetta riuscita, il ritorno dei New Order con il singolo be a rebel, un altra bell’azione riuscita, come già le liriche del testo riportano, citando: “be a rebel, not a devil”, bisogna essere ribelli si ma con gusto e intelligenza, e i New order dopo la fine dei Joy Division hanno portato l’eredità di Ian Curtis su alte sponde, passando per la new wave fino alla dance elettronica) che non a caso è un remake della italo-disco anni 80 alla quale si collega la delicatissima vena indie di Sophie Scott, il nome dell’artista che ho portato nel titolo. Una bella armonia di contenuto e forma, testo semplice ma maturo, linee melodiche essenziali ma modernissime. L’arte deve esprime qualcosa e lo deve fare in maniera anche adeguata ai tempi, adattandosi al mondo che cambia, ma sempre in maniera esatta e netta. E’ stato un grande successo, così un po’ come il be a rebel dei New Order (singolo maggiormente carico di portata storica in quanto creato da una band già rodata da anni). Il Dj che accompagna questa super artista, di una bellezza particolare, di altri tempi, crea una bella sinergia e il videoclip di Hypnotized ne è l’esempio; antico e moderno, i colori accesi, come quelli dell’adolescente Sophie (e non a caso l’album che raccoglie i loro singoli si intitola proprio Adolescence, 2018) conferiscono al tutto un colore emotivo che svetta sui prodotti musicali del suo tempo. Quel viola acceso e quel rosso fuoco, vivo come l’anima che esprime il desiderio di amore della cantante (ma I know you wait for me, citando il testo di Hypnotized), sono una bella apertura della forma-canzone classica verso il nuovo. Anche il vestiario stesso di Sophie è un tributo ai tempi andati (come i pantaloni di pelle che ricordano Cat Woman, o l’abito rosso che ricorda l’estati italiane di Claude Nori), il colore della sua pelle chiarissima e la delicatezza dei suoi lineamenti sono quello che ci vuole nel contemporaneo in cui aleggia il culto della forma a discapito dei valori. Un mese fa esce il suo attesissimo singolo Right now (2021). Singolo riuscito che probabilmente porta l’artista di Sheffield a continuare sulla strada del synth-pop, e mantiene la vis espressiva del precedente singolo, con un testo ancora forte e diretto, un inno alla vivere qui ed ora (già il titolo stesso, right now, ne è un esempio). Sophie Scott fonda il suo gruppo nel 2015 e da allora sforna una serie di singoli interessanti (Break the silence, Bulldog, Monster, Waste my air, Runaway) che ricordano un po’ l’indie music dei tempi andati, sono il calco della vita adolescente che si spiega nel vivere quotidiano, quel desiderio di essere con qualcuno, un modo di risolvere la vita in un bacio, in un abbraccio, perché quando si è giovani tutto è semplice e veloce, sembra che la vita sia soltanto quella e che il futuro sia soltanto qualcosa da cui nascondersi. Questa front-girl affascina per la sua spontaneità, per i suoi testi diretti e vivi, per la dolcezza generale che avvolge la sua persona. Perché si può dire la verità anche essendo se stessi, magari anche un po’ fragili. Nell’ultimo singolo risalta il rosso bordeaux dei suoi capelli a contrasto della pelle chiara, un opera d’arte in movimento, come le cose nuove, come le cose vive. L’essenza dell’essere umano è proprio il movimento, a detta del buon vecchio Pascal.

Giovanni Sacchitelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*