C’è una bella canzone di un altrettanto stimato artista internazionale (Sting), autore di liriche intense e memorabili (come Fields of gold, testo profondissimo e portatore dei valori tipicamente inglesi di vissuto a contatto con la natura, come Kate Bush o come l’autrice di Cime Tempestose)  che pone l’accento su l’importanza di restare se stessi (conservando la complessità dell’individuo contro il vizio di appiattire le differenze e di renderci tutti “semplici” e uguali), di affermare continuamente la propria personalità e di difendenderla dagli attacchi dei plebei che cercano di minarne le fondamenta allo scopo meschino di trovare un trucco o “cosa ci sia dietro” ciò che non riescono a spiegare nella loro vile stupidità; è l’ignoranza crassa di chi, non avendo dato ali alla propria anima, cerca di spezzare quelle di chi, invece, ha sensibilità e fa di tutto per la ricerca continua dell’anima (che è la ricerca di se stessi e lo scopo della poesia in generale). Non siamo tutti uguali (l’essere umano è per fortuna una creatura complessa e ricca di sfumature) e questo è un grande vantaggio per l’essere umano in generale, ovvero il fatto che esistano sacrosante differenze e che vadano tutelate proprio per salvaguardare l’irripetibilità del proprio sé. Questa presa di coscienza, basata sul buon senso e sull’esercizio della logica, tuttavia non è in grado di smuovere il cervello di chi ci vuole male (e tutti hanno qualche nemico, la dialettica delle relazioni sociali tra l’altro si basa e vive proprio del confronto tra i contrari) e che non riesce nella sua bassezza intellettuale a confrontarsi (accettando in maniera incondizionata) con chi è anche molto diverso da sé. La diversità è una grande fonte di ricchezza e le dialettiche tra i diversi sono spesso risultato di accrescimento reciproco e scoperta inaspettata di punti in comune. Riconoscere chi ha una maggiore sensibilità rispetto a noi, chi ha più qualità (e le mette in pratica) è un grandissimo problema per l’anima del gretto che proprio non riesce ad aprire la propria anima alla diversità e fa di tutto per mettere in difficoltà chi è diverso da lui. Le anime negative e le persone negative (quelle da cui bisogna allontanarsi e stabilire delle mura d’acciaio) sono quelle “anime” disgraziate prive di qualità interiori, di moti di bontà verso il prossimo che stranamente imitano i nostri gesti e le nostre parole in maniera assolutamente inconsapevole (essendo troppo poco intelligenti per avere una chiara coscienza della causa prima dei loro pensieri e delle loro azioni), ma fanno di tutto per buttarci giù, cercano di trovare il segreto dietro ciò che è trasparente, puro, onesto e gioioso. Il loro cervello è una poltiglia di idee contradditorie, sentimenti distorti, vendetta, odio, invidia; difficile fronteggiare l’avanzata di simili elementi nella vita quotidiana, soprattutto perché sono esseri privi di logica e ragionamento. Se anche si facesse notare loro la contraddittorietà delle loro credenze, non capirebbero, anzi sono capaci di usare le nostre parole contro di noi a loro vantaggio. La negatività è, come suggerisce la parola stessa, una negazione della vita, della sua bellezza e dell’entusiasmo di vivere; i negativi non hanno passioni, non hanno interessi, non amano un quadro, non si interessano alla vita di un’artista, non guardano film. Perché? Perché ritenuti inutili, non hanno un riscontro immediato nel giardino avvelenato del mondo materialistico. La negatività, dandone una definizione, è proprio l’essere incastonati e incastrati nelle meccaniche del mondo materialistico moderno, dove ogni moto puro dell’anima è infangato dai significati del mondo materialistico (come se esistesse una gamma predefinita di significati e tutto ciò che non va nell’ordine dell’utile-fine divenisse privo di senso; un film, un libro, una poesia diventano automaticamente “privi di utilità”).

Di contro la gioia di vivere è invece la trasmigrazione dell’anima dal fondo duro del mondo materialistico al cielo infinito dell’arte e della poesia. Risulta chiaro che il negativo resta incastrato tra le pietre della sua squallida e vuota esistenza quotidiana e non è in grado di dare colore ai propri giorni. L’essere intelligente è invece l’affermazione del proprio contro gli attacchi deboli degli ignoranti e degli stupidi. Essere se stessi sempre e in ogni situazione, anche se queste situazioni potrebbero farci sentire inadeguati  o ridicoli. Un carattere fondamentale dell’anima negativa è il suo essere affiliato fortemente al si dice o si fa, senza capire il perché di quell’adesione a determinate pratiche sociali. Davanti al venire meno dell’individuo diverso alle pratiche sociali, scatta il riso o la derisione. Ma le anime nobili vanno oltre questi deboli attacchi e sono sempre se stesse come Sting in Englishman in New York (1988), no matter what they say, si te stesso anche se potresti sembrare (ai poco svegli) un alieno.

Giovanni Sacchitelli

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