Il mondo moderno nella sua fredda ed insensibile sequela di eventi spazio-temporali mono diretti e privi spesso di causalità che promana da una precisa autocoscienza del senso ultimo delle proprie azioni, guarda alla contemplazione e all’uso specifico del cervello pensante come un qualcosa di bizzarro o di malato, nel senso di una meschina presa di distanza dalla speculazione pura, quella che non ha un riscontro fattuale immediato (almeno all’apparenza) e va inevitabilmente relegata nel campo dell’inutile. La modernità, quella che ha reso complessi i bisogni dell’uomo, fino a renderlo non in grado di vivere la sua vera essenza primigenia, è un patto con il dissenso, ovvero con il rifiuto dell’attività di contemplazione o osservazione dei primitivi logici (quelli veri) del linguaggio e del pensiero. Tutto ciò che non rientra immediatamente (perché il pensiero astratto, è estremamente concreto e solo le anime volgari di cui parlava Hegel si lamentano per la difficoltà del pensiero e la sua mancanza di intuizione immediata nel mondo esperito) nel campo dell’utile è messo fuori strada, accusato di inutilità, “non serve” (ricordo una bella risposta di Remo Bodei alla domanda “Professore a cosa serve la filosofia? e il prof. risponde “Vi siete mai chiesti a cosa serve la musica di Mozart?”), pertanto l’essere pensante autentico che non è mosso dalle cose sociali e dalle sue regole, vive nell’angolo dei reietti, dei “non adatti”. Qualche tempo fa, molto tempo fa a dire il vero, scrissi un’articolo illuminante sul tema (Soggetto e funzione) dove paragonavo gli individui agli oggetti sterili del formalismo logico-matematico e alla loro riduzione a meri numeri, ciò che non è risultante dal calcolo matematico viene messo fuori. A distanza di tempo, anzi ancora di più adesso mi rendo conto di quanto l’essere demoniaco dell’uomo contemporaneo usi questo meccanismo perfetto per eludere gli insignificanti. Soprattutto poi se questi esseri che non significano (come se l’animale uomo, dovesse denotare o essere segno per qualcosa di altro, per forza) non portano acqua al mulino, non sono “utili” per un’azione che va da x a y; la catena di montaggio che vive anche tra le strade e tra i pensieri degli umani, e chi non ha capacità filosofiche o di astrazione (nel senso di una chiara autocoscienza del proprio Io e delle proprie azioni) è vittima inconscia e inconsapevole del quadro assiologico del moderno. Le materie astratte come la filosofia, la matematica e tutto ciò che rientra nell’ambito delle scienze pure, sono il massimo grado di espressione del pensiero umano e meritano il più gentile del rispetto. Questo tuttavia, nel mondo dell’immediatamente esperibile (quindi se un filosofo pensa e questo pensiero non “è visibile”, è come se non stesse facendo nulla, da qui la villania infinita delle anime utilitaristiche) viene visto come una bizzarria da scienziati pazzi (ed è molto significativo a tale riguardo l’associazione tra scienza o filosofia e pazzia, l’animo utilitaristico fa un’equivalenza tra malattia mentale  e speculazione pura). E’ chiaramente comprensibile, allora, il senso di diffidenza e paura nei confronti nell’artista, del poeta del filosofo. Chi sono queste strane creature che dedicano il loro tempo a quel gioiello preziosissimo che sono le idee? L’uomo moderno preferisce senza dubbio il distacco e la diffidenza, è più facile pensare dentro di sé che chi si dedica alle idee sia pazzo che riconoscere il suo anello di distinzione dal gregge. Tutto deve essere veloce e istintivo nella società e nei giorni moderni, ogni cosa deve andare precisa ad un bersaglio e quando questo non accade l’uomo moderno privo di pensiero e razionalità vede la lentezza come inettitudine o mancanza di volontà. Gli individui eletti, quelli che la natura ha dotato di ragione e percezione autentica delle cose, non possono e non devono farsi travolgere dal un’idea di uomo moderno come uomo-macchina; l’inclinazione per le materie letterarie, filosofiche o per la ricerca scientifica sono sacrosanti bisogni di tutta l’umanità e le cose concrete, sono un risultato del pensiero che si eleva dal sistema di oggetti-utili e va oltre, realizzando autenticamente l’essenza dell’uomo. Il poeta o il filosofo non sono strani, sono anzi normalissimi e la loro normalità è proprio la risultante alla superficie dell’atto razionale autentico, quello che definisce il significato delle cose. Le idee hanno un valore inestimabile e chi pensa, chi usa il cervello davvero non va offeso o insultato soltanto perché non rientra nei canoni dei normali schemi di giudizio moderni. Quanti si rendono davvero conto del perché di questa irrefrenabile voglia di agire a tutti i costi, senza capire il valore della prima causa che ci porta ad agire in quel modo; è come se esistesse una collezione predefinita di valori a cui bisognasse tendere o afferire, pena l’esclusione dagli eventi del mondo moderno. Le idee e i pensatori vanno rispettati, ne va della salvezza dell’intera umanità.

Giovanni Sacchitelli

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