Si chiama Ladykillers (di Joel e Ethan Coen), è uscito nel 2004 e ed è il segno della nuova cinematografia che, agli albori della nuova modernità, fa già sentire la sua impronta; ne sono un esempio la tinta calda della fotografia e il generale incedere del film che fa da preambolo a tutto ciò che sarebbe venuto dopo. Come protagonista abbiamo un singolare Tom Hanks, nei panni di un professore di “lingue morte” e una corpulenta donna di colore che sarà proprio il contrario di ciò che si aspetta, di fatti si rivelerà (come suggerisce il titolo del film) una donna killer, anche se non farà esattamente niente per guadagnarsi questo appellativo. E’ l’analitica del paradosso: un essere innocente che si rivela dannoso non per propria responsabilità, ma per gli eventi che la circondano. Tom Hanks, che nel film è un pluridecorato professore universitario (insegnante di lettere antiche), dai modi raffinati quanto il suo vestiario che è quello tipico dell’intellettuale fuori dal mondo. Il suo linguaggio rispecchia altrettanto la sua tempra: parla come un libro stampato, è evidentemente forgiato da ciò che fa e da ciò che legge (come lui stesso affermerà più avanti, è meglio perdersi tra le righe di un vecchio libro che vivere la modernità). Il contrasto tra i modi e il linguaggio di un personaggio del tutto fuori dal mondo e ciò che lo circonda, compresa l’ambientazione del film (Saucier, nei pressi del Mississipi) è fortissimo, è un bel rimarco al compito futuro del sedicente professore: essere un ladro professionista. Da buon ladro esperto pubblica un bando di reclutamento per un colpo milionario. Si tratta di accedere al caveau di un locale che permette di giocare illegalmente a bordo di una barca sul Mississipi (è l’unico modo possibile per rispettare la legge, dato che se fosse stato fatto sulla terraferma sarebbe stato dichiarato illegale). Il protagonista decide di prendere in affitto uno scantinato dalle pareti argillose che è distante poco dal caveau dove si trova l’incasso del locale. Il professor Dorr (Tom Hanks), con i suoi modi garbati e contenuti, si presenta alla corpulenta signora Marva Munson, dichiarando la sua intenzione di prendere in affitto la camera. Superati i convenevoli iniziali e ottenuta la fiducia dall’anziana donna i falsi musicisti si installano nello scantinato e ripongono i loro strumenti musicali che mai utilizzeranno, tantomeno i loro occhi incontreranno le note degli spartiti. A sostituire la musica suonata dal vivo c’è un lettore di musicassette, marchingegno per ingannare la vecchia padrona di casa ed illuderla che tutto proceda come da accordi. Il capo della combriccola presenta l’un l’altro i membri della nuova massoneria, ognuno di loro è adatto al ruolo: c’è un indocinese dalle maniere risolute e decise, un giocatore di rugby muscoloso (e altrettanto poco intelligente), un esperto di ordigni, l’inserviente che lavora proprio nel locale che sarà privato del suo incasso. Si inizia a perforare, ma gli impedimenti non mancano, soprattutto i malintesi e i “conflitti generazionali” tra i membri del gruppo. Più volte l’anziana signora fa irruzione nella cantina e trova i ladri professionisti pronti ad abbandonare picconi e pale, per imbracciare i loro strumenti. Il professor Dorr, si dice insegnante di musica “rinascimentale”, probabilmente non sa nemmeno cosa sia un pentagramma e la più elementare chiave di violino. Il colpo dei alla fine riesce, e i soldi invadono la cantina dopo uno scoppio ritardato per la distruzione del tunnel. La signora assiste a tutto, e li coglie sul fatto: scopre che sono dei ladruncoli. Seguiranno diversi tentativi per sbarazzarsi della vecchia inquilina, tutti fallaci. Anzi, il film termine con la cancellazione di tutti i membri del gruppo: la vera killer, la ladykiller involontariamente pone fine ai desideri di una banda di incoscienti, contro ogni aspettativa. 

Giovanni Sacchitelli

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