One fine day (tradotto in italiano come Un giorno per caso, regia di Michael Hoffman, 1996) con George Clooney e Michelle Pfeiffer, film tipicamente anni novanta ambientato a New York tra i grattacieli e gli hotel di un mondo in piena modernità, che di lì a poco avrebbe superato se stesso facendo ingresso nel secolo ventunesimo. Come lo stesso titolo suggerisce: è un bel giorno, quello che vede l’incontro tra due anime vaganti tra i birilli (citando Melanie dice a proposito di sé) della loro vita, che cercano di tenere in aria come un giocoliere esperto farebbe. Si può fare tutto da soli, ma è più complesso e si ha sempre bisogno di qualcuno, a maggior ragione quando si hanno figli e si hanno delle responsabilità a cui assolvere. La storia di una donna lavoratrice, un architetto con un figlioletto a carico e un marito lontano dai suoi doveri economici come sentimentali, e un giornalista fascinoso e talentuoso (anche se con dei ritorni di infantilismo e leggerezza). Lei è Michelle Pfeiffer e lui è George Clooney, entrambi giovani e avvenenti. Il film si svolge nell’arco di un’intera giornata, dal mattino (meglio dire dalle notti insonni di entrambi, alle prese con i figli da gestire) fino alla sera, e nonostante i tempi normali di una giornata come tante altre, il tempo che scorre sembra essere infinito, come se le ore fossero i limiti naturali di una baia in procinto di rompere gli argini. Il tempo che scorre dal mattino fino alla sera è infinito, le novità, le incoerenze, l’imprevisto che rompe i piani, sono tutti fattori che concorrono all’espressione di un’idea di vissuto quotidiano estremamente instabile e insicuro (come lo è quello delle grandi città della modernità, simbolo di progresso e autonomia della persona) che deve essere coltivato con i bisogni propri del protagonista ma anche dei suoi piccoli accompagnatori: i bambini. Entrambi i protagonisti sono divorziati, i motivi delle rispettive separazioni sembrano confluire nel medesimo calderone di ragioni: gli uomini sono inaffidabili e insensibili, le donne sono aspre e diffidenti. Per questa coppia di motivazioni, Melanie e Jack, hanno da un po’ di tempo manifestato diffidenza nei confronti dell’altro sesso e stanno bene da soli, anche se è difficile e dentro di sé vorrebbero a tutti i costi un’altra metà con la quale affrontare coraggiosamente il presente. La costruzione delle scene e la mobilità generale del film ha come punto fermo l’idea di trasmettere questo concetto: avere coraggio nonostante tutto. Se il film fosse stato girato in un ambiente provinciale o seppure in una città le sequenze delle scene non fossero state così dinamiche e imprevedibili, l’effetto finale non sarebbe stato raggiunto. Nel perdersi possibile del quotidiano (lo sono di esempio le aree ampie in cui vengono girate le scene, soprattutto all’aperto o gli hotel sontuosi) è necessario vivere con coraggio e (compito straordinario) trasmettere questa idea ai propri figli che vivono in maniera più elementare i bisogni quotidiani e hanno bisogno di qualcuno che li educhi ad affrontare il marasma degli eventi quotidiani. Per questo motivo Un giorno per caso, come tanti altri bei film degli anni novanta, comunica gioia semplice e voglia di vivere contro il grigiore del quotidiano (quando la modernità era ancora compatibile con il buon senso), anche se i problemi che potrebbero risucchiarci sono dietro l’angolo. E’ una giornata in cui vengono costruiti i valori e vengono conservati, anche nelle situazioni più difficili, quando si è vittima del nichilismo altrui. I due protagonisti, uno giornalista, l’altro architetto, hanno degli obiettivi lavorativi da raggiungere. Uno deve aggiustare un’articolo diretto al sindaco della città accusato di accordi con la mafia, l’altra deve convincere due acquirenti facoltosi a comprare un suo progetto, per il bene del suo posto di lavoro e di quello della società con cui collabora. Nell’arco dell’intera giornata le loro vite si mescoleranno (al punto che inavvertitamente si scambiano i due telefoni cellulare), nel caos quotidiano della grande città americana i due registri formali (quello adulto e quello dei bambini) collideranno, mettendo in evidenza come strano e incomprensibile sia il mondo degli adulti. Carriera o amore? Lavoro o bambini? e soprattutto restare single a vita oppure tentare di affrontare le proprie paure lasciandosi andare ai sentimenti? Tutto questo raccontato nel film, che è uno di quelli che meritano di essere visti.

Giovanni Sacchitelli

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