Il rapporto con la corpo, che è tempio dell’anima, è stato da parte della religione cristiana sempre di contrasto, come se si avesse costantemente un nemico da combattere, prima di tutto gli avamposti degli istinti primari; il corpo deve essere puro, tenuto intatto dalle influenze dei cattivi pensieri e la sessualità racchiusa nel forziere del matrimonio oppure eliminata dal voto di castità. Ma il risultato finale fa sempre riflettere, ne viene fuori un essere artificiale che è tutto spirito e la parte restante di corpo la si ignora; non esiste un essere umano totalmente spirituale, perfetto al punto da non essere azionato dai meccanismi remoti e ancestrali della natura, ideale al punto da esistere solo come ideale regolativo. Un film particolare del 1994 diretto da John Duigan, racconta questo tema speciale della “repressione” degli istinti, in maniera originale e colorata. La fotografia del film, chiara e luminosa, nonché le combinazioni cromatiche ben oleate, contribuisce ad immergerci in quella natura incontaminata che è quella narrata nel film. Protagonisti un insolito Hugh Grant nei panni di un pastore anglicano e la sua pallida consorte, Estella (interpretata da Tara Fitzgerald). I due consorti sono uniti in matrimonio, possibile per la fede anglicana. Apparentemente questa possibilità di sposarsi per una fede comunque cristiana sembra voler essere progressista ma in realtà cova in se automatismo e infelicità, così come un’idea della sessualità troppo teorica e poco sentita. Anthony Campion è stato chiamato dal vescovo di Sidney perché in una pinacoteca della città espone un artista che dipinge corpi femminili nudi in posizioni anche blasfeme (come la venere crocifissa). Sarà compito di Anthony Campion, “convertire” l’artista (Norman Lindsay) affinché ritiri i suoi dipinti dalla mostra e ponga un freno al dilagare delle sue opere che avrebbero un effetto negativo sulle genti. L’erotismo quindi è deleterio per le menti ingenue, questo artista va soppresso. I due così si recano nella landa selvaggia australiana dove l’artista si è ritirato insieme ad altre bellissime sirene (da cui il titolo del film). La vicenda è ambientata probabilmente negli anni venti, il pastore e sua moglie sono inglesi, si recano in Australia con un piroscafo che ricorda il Titanic. L’Australia è una terra ancora selvaggia, come gli abitanti che la popolano. Anche i bianchi non aborigeni versano in uno stato di rapporto bucolico con la natura, ancora spoglia e poco civilizzata. L’artista vive con le sue modelle che hanno tutte dei corpi statuari ed esprimono a pieno la bellezza e l’armonia del corpo femminile. Il nudo non è volgare e i loro corpi ne sono l’esempio, sono soltanto i successivi artifici della società civilizzata (prima di tutto i vestiti) che rendono il nudo volgare, così come l’erotismo. La missione di conversione del parroco anglicano nei confronti dell’artista non sembra essere facile, quest ultimo controbatte alle prediche dell’avversario riportando le mancanze della Chiesa nei secoli e il suo rapporto punitore nei confronti degli istinti sessuali. Durante il soggiorno nella splendida residenza dell’artista, Estella fa autocoscienza della sua sessualità interrotta e artificiale, soprattutto grazie al commercio con le ninfe che posano statuarie per l’artista. Nessuno è immune dal peccato (sempre che si voglia ragionare in questi termini), nemmeno il pastore anglicano, ne risulta quindi che l’idea, seppur anglicano-progressista, di vivere la sessualità all’interno della religione, è puramente dottrinaria, senza nessun radicamento nella vera natura dell’uomo. Anche Anthony, arriverà a scoprire il valore inestimabile dell’erotismo sano che si innesta in quella natura incontaminata australiana così distante dalle convenienze inglesi.

Giovanni Sacchitelli

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