“Ma il grano se ne fotte” è il racconto di un tempo in apnea tra controlli spasmodici e sprazzi di natura che non conoscono distinzione tra giusto e sbagliato. In natura tutto va come deve andare, la vita e la morte non sono nient’altro che due possibilità vicinissime che viaggiano sullo stesso binario del fato. Il montaggio è stato eseguito tramite la tecnica cinematografica del found footage, termine che si usa per descrivere film realizzati parzialmente o interamente con un metraggio preesistente e successivamente riassemblato in un nuovo contesto. Prelievo e recupero, quindi, come un racconto che parte dai nastri di celluloide impressionata per essere poi rimodellato in una forma nuova. Vari segmenti di film sono stati incollati pezzo per pezzo, oppure sono stati prelevati delle parti d’insieme per poi essere ridistribuite secondo un ordine diverso. Il collage è ciò che fa nascere il senso, come nella vita, esatto, in cui i collegamenti delle nostre azioni possono essere logici, analogici o assolutamente assurdi. Il found footage è pellicola trovata (spesso per caso), ma è soprattutto pellicola selezionata e ridistribuita tramite uno spostamento dell’intenzione, una specie di prelevamento che porta alla creazione di un senso nuovo, personale e del tutto sperimentale.

Voce e testo: Cristina Carlà

Found Footage: Vints Carlà

 

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