Un assolato 1941, il secondo conflitto mondiale che risuona nell’aria con i suoi apparecchi e gli uomini che si contendono quella parte di mondo chiamata Europa, mandando al fronte uomini di qualunque estrazione e di ogni sorte; questo destino è condiviso anche dalla motonave Garibaldi della marina italiana che ha il compito di osservare e segnalare eventuali presenze nemiche su un isola dell’egeo. Il racconto è tratto dal diario militare del tenente Montini, un insegnante di latino e greco al ginnasio (che non è mai uscito di casa e non ha mai visto la Grecia in vita sua se non nelle righe di Omero) che è stato richiamato in complemento e che è l’ufficiale della truppa a cui in grado è sottoposto il sergente Lorusso che, come tutti i sergenti, urla ed è oggetto di scherno dei suoi compagni. La truppa è composta da elementi che sono stati espulsi da altri battaglioni, tutti soldati poco adatti a combattere, ognuno di loro rappresenta un carattere diverso, anche geografico. Ci sono due fratelli che provengono dalle Alpi Venete che hanno sempre vissuto in montagna ed hanno paura del mare, un disertore (Claudio Bisio, il quale cercherà più volte di fuggire durante il film), un insegnante di sci che vive in compagnia di un’asina, un soldato particolarmente sensibile (Farina), il sergente Lorusso che è l’anima del gruppo e che si distingue per pragmatismo e capacità di vedere le cose per quello che sono, infine l’assistente di Lorusso con lui in simbiosi che si occupa delle trasmissioni radio con la nave. I soldati su una barca arrivano a destinazione; è Giugno, la bellezza del mare (che è il senso di questo film, a partire dal titolo fino ai luoghi con i loro colori e le loro tonalità) accompagna gli abiti verdastri e rudi dei soldati verso la destinazione. Un’isola sperduta nel mar Egeo incorniciata dall’ambiente in cui è nato il pensiero e la poesia: la Grecia. I soldati iniziano la perlustrazione dell’isola, sfondano qualche porta per auscultare l’abitato alla ricerca di qualche vita umana. L’isola sembra disabitata, così rassegnati i soldati trovano un monastero in rovina e ne fanno il quartier generale issando la gloriosa bandiera italiana. Contattano la base sulla nave Garibaldi e annunciano che lo sbarco è stato effettuato. Durante la notte la motonave viene affondata dagli inglesi. I soldati si accampano in un luogo per la notte e si raccontano a vicenda, sono intimoriti dalla presenza di eventuali cannibali che potrebbero abitare l’isola, l’aria cameratesca e le battute da caserma (con annesso linguaggio triviale) riscaldano l’atmosfera e qui è il sergente Lorusso (Diego Abatantuono) a fare da anfitrione. Per uno strano incidente si rompe la radiotrasmittente, così che la truppa non può comunicare con l’esterno e i soldati restano così senza alcun mezzo per comunicare. L’isola intanto non è disabitata come sembra, una nativa del posto regala di nascosto del formaggio ai due soldati di guardia su un altura; dei bambini disturbano il soldato Farina mentre sta riposando. Gli abitanti Greci ci sono, ma si sono nascosti per paura di finire nelle mani del nemico. Il padre della chiesa ortodossa del luogo riceve i soldati e li invita a condividere con loro la vita isolana. Il conflitto mondiale si fa lontano e gli italiani si mescolano perfettamente alla gente del luogo, organizzando partite di pallone, ballando con le movenze tipiche del luogo nonché indossando gli abiti degli indigeni.  Così passano tre anni. In questo periodo il soldato Farina sposerà una donna del luogo, il tenente Montini si dedicherà all’affresco della chiesa ortodossa e complessivamente la truppa troverà serenità e gioia di vivere. I soldati inglesi, nel 1944, porteranno via gli italiani dall’isola, resterà lì soltanto Farina. Nell’ultima parte del film il regista ci riporta in un futuro moderno, probabilmente gli anni novanta sul molo della piccola isola che intanto è diventata un’attrazione turistica per molti; in abiti bianchi e de eleganti il Tenente Montini si reca in visita al soldato Farina, dal quale ha ricevuto un invito via posta. Entrambi sono molto anziani e inaspettatamente compare anche il sergente Lorusso, è tornato sull’isola dopo che in Italia l’aria era diventata irrespirabile per via dei rivolgimenti politici. Il film (Mediterraneo, di Gabriele Salvatores, 1991) è dedicato a tutti coloro che fuggono, così come si legge nei titoli di coda, ed è bellissimo perdersi all’interno di quel mediterraneo cristallino (come quello del Caro Diario di Nanni Moretti, 1993) e nobile che ha generato la filosofia e la cultura occidentale.

Giovanni Sacchitelli

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