Mediterraneo (1991) la storia di soldati che sfuggono dal secondo conflitto mondiale per approdare nell’idilio virgiliano di un’isola greca, all’interno della quale si schiudono come un fiore i diversi caratteri che compongono la truppa e si rende possibile quell’idea di fuga dal presente che animava ognuno dei soldati. L’universo cinematografico di Salvatores, del primo periodo a partire dal 1989 fino al 1992 è dedicato alla possibilità della fuga dal reale e alla sua fattibile applicazione nel mondo; ogni film di questa saga inizia con una citazione impressa nei titoli iniziali, che giustifica poi i contenuti successivi. I temi che vengono narrati sono quelli umani dell’amicizia, dell’ambizione, dell’amore. Quasi come fossero delle regole generali che vengano sottoposte a verifica, per dimostrare le loro fondamenta. La quadrilogia si distribuisce su un arco temporale che spazia dalla fine degli anni ottanta (con l’idea di successo e di ambizione che inizia a diventare predominante) fino ai primi anni novanta, al 1992. Questo regista risulta interessante per la sua sostanziale inclassificabilità, ovvero per un registro stilistico che non si classifica né nella commedia, né nel cinema serio o impegnato (o d’essai). Esprime le cose della vita in maniera chiara e genuina senza cadere nel tono grave o rivestendosi di pathos eccessivo. Tuttavia non è nemmeno commedia, in quanto la leggerezza non diventa mai vuoto e assenza di contenuti. Di simboli questi film ne contengono tantissimi, alcuni anche poco borghesi e molto avanguardistici; alcuni contenuti poi sono contro la morale comune e la considerazione classica del significato di alcune relazioni (come l’amore o l’amicizia). Un cinema mai banale e anche estremamente godibile nel suo apparato formale e i suoi colori, soprattutto quelli mediterranei dei film degli anni novanta. Gli accadimenti sono spesso accompagnati dalla note di cantautori colti, come De Gregori (Rimmel, la leva calcistica del 68′ in Marrakech express, 1989) e non sono mai noiosi a vedersi, questi film difatti non hanno mai momenti fermi o ingiustificati anzi tengono costantemente viva l’attenzione dello spettatore. Il cinema di Salvatores contiene molteplici simboli, primo di tutti il senso dell’amicizia e le sue contraddizioni come in Marrakech express; un’amicizia che nonostante le prime ritrosie iniziali conduce gli amici di Rudi (il nome dell’amico che chiede soldi tramite la sua fidanzata) a sfidare il deserto africano per trovare quell’amico che erano vent’anni che non vedevano, non sapevano tra l’altro nemmeno che faccia avesse. L’amicizia tra gli ex compagni di calcetto (ritratti in una vecchia fotografia in bianco e nero) sembra apparentemente spenta e ognuno di loro sembra non sopportare l’altro, il viaggio tuttavia li renderà vicini e verranno fuori anche i motivi delle liti passate. L’amicizia, che confina con l’amore, è quella che lega i due attori di teatro in Turnè (1990), interpretati rispettivamente da Fabrizio Bentivoglio e Diego Abatantuono (che si rivela un attore fecondissimo, checché se ne possa pensare), che saranno coinvolti in una turnè teatrale per la rappresentazione del Giardino dei Ciliegi di Cechov. Lolli è a pezzi e soltanto il suo amico (che intanto gli ha “rubato” la ragazza) è in grado di tirarlo su, facendolo lavorare (dato che non lavora quasi mai) presentandolo al suo capo della compagnia teatrale. Ma il poeta maledetto fa fatica a dimenticare la ragazza che lo ha lasciato (Vittoria, interpretata da una bellissima Laura Morante) e non riesce a dare il meglio di sé in scena. L’amico lo aiuta a superare il blocco, ma dopo Lolli ricade nello sconforto venendo a conoscenza del tradimento di Vittoria. Anche nel dramma l’amicizia forte tra i due (forse più forte ancora dell’amore che prova per Vittoria) riequilibra le sorti della storia. Il temi avanguardistici di cui sopra facevo menzione sono quelli che riguardano la natura propria dell’uomo e le sue inclinazioni; anche in Mediterraneo (1991) viene fuori questo tema, che è quello dell’amore fra uomo e uomo (In mediterraneo ad esempio viene fatto esplicito riferimento alla natura omosessuale di Alessandro Magno e nello stesso film l’addetto alle trasmissioni radiofoniche dichiara il suo amore per il sergente Lorusso), un amore che si cerca forse di rendere latente o di nascondere anche alla coscienza ma che spesso è manifesto. E’ l’amicizia tra uomini che è anche una forma di amore. Oltre all’amicizia e all’amore-ossessione (come quello di Lolli per Vittoria) è il tema della fuga dal presente quello che caratterizza un po’ tutti i film di Salvatores del periodo 1989 – 1992. Un fuga anche dal grottesco, come avviene in Puerto Escondido (1992). In questo film il protagonista, un vicedirettore di un importante istituto bancario italiano, fugge dal suo persecutore: il commissario Viola. Si nasconde in Messico ma viene trovato anche qui. Nel villaggio messicano il protagonista incontra due italiani che si sono trasferiti lì, pensando di evadere la routine borghese del casa-lavoro ma poi riproducendone i meccanismi esattamente nello stesso modo sull’isola apparentemente incontaminata.

Giovanni Sacchitelli

 

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