In evidenza Cate Blanchett, eterea attrice australiana ora 51 enne dai lineamenti delicati e puri, una vera bellezza di altri tempi (come dimenticare la sua interpretazione nei panni di Galadriel, l’elfo donna del Signore degli Anelli); non esiteremmo a dire che è bella. Cosa si intende allora con questo termine? Soprattutto, cosa si intende oggi con questo termine e quali dovrebbero essere i canoni di bellezza sani ed autentici? Essendo oramai proiettati nel oltre-moderno all’interno del quale risulta indiscusso il potere “educatore” dei social media, nei quali è possibile leggere “storie” soltanto con una fotografia (sinonimo di quanto si sia abbassato il livello comunicativo generale) la bellezza è legata oramai a determinati fattori che spezzano il legame con i modelli passati e va sempre più allontanandosi dal buon gusto. Certo è, chi può dire cosa è bello “in assoluto”? La bellezza è sempre soggettiva, nessuno lo nega. Ma ad oggi dire bello è spesso dire esagerato, iperperfetto, innaturale. L’imperfezione (lode a lei) deve essere in tutti i modi cancellata, per fare posto ad un culto della “perfezione”, che a mio parere non affascina per niente, può far anche ridere, come nei casi della chirurgia plastica estrema. Nel corso degli anni, con il crescere divampante dei mass media, con il passaggio dalla carta stampata dei rotocalchi fino alla televisione-smart nel senso di un mezzo televisivo sempre più invaso dai fratelli minori (facebook, twitter, instagram), è cambiato notevolmente il messaggio che si vuol fa passare; essere belli è sinonimo di essere innaturali. Essere belli significa essere capaci di attività istintive (pensiamo ad esempio alle cosiddette influencer), essere capaci di far cose che non richiedono una specializzazione universitaria o una gavetta particolare, è sufficiente essere belli. Se poi alla presunta bellezza aggiungiamo un po’ di finta ironia e autocritica, il gioco è fatto. Abbiamo successo. Cosa importa la cultura, o la conoscenza della lingua italiana, se tanto si ha la qualità principale, la bellezza? Trasmissioni come il grande fratello sono un ottimo strumento per capire cosa i giovani d’oggi intendono per bello; i concorrenti del grande fratello, ragazzi e ragazze intorno ai 20 – 35, vedono il loro corpo e la loro personalità come scomposta, nel senso di una somma di parti. Se le parti, singolarmente sono ben curate, il finale sarà una bella somma. Da qui la cura per gli addominali scolpiti o i glutei sodi, le ore estenuanti in palestra o l’attività aerobica per avere un viso sfinato (come quello spigoloso delle modelle). Dopo la cura per il corpo, viene quella per la mente. Si fa finta di essere sensibili piangendo ogni tanto e parlando di “argomenti seri”, così si è completi, in una parola “perfetti”. Il grave effetto educativo di questi format televisivi ha conseguenze sulle personalità più fragili e bisognose di identificarsi in un idolo che sia sinonimo di perfezione assoluta. La bellezza nel mondo attuale è quindi legata ad un concetto chiaro di perfezione, che fa rima spesso con innaturalità; ne sono un esempio i modi composti e quasi robotici delle showgirls televisive, tutte prese da se stesse, oppure lo sguardo “tenebroso” (curioso come l’essere interessanti e intelligenti sia sinonimo di essere misteriosi, quasi cattivi) dei modelli dagli addominali scolpiti. Potrebbero anche dire che la terra è piatta o che Einstein era un ballerino, cosa importa? Tanto sono belli! Ma questo tipo nocivo di bellezza non deve attirarci verso di essa, anzi, deve spingerci a distaccarci dai modelli contemporanei per ricerca un modello di bellezza sana che affonda le sue radici nel buon senso e nella ragionevolezza. Oramai ci siamo dentro, i mezzi di comunicazione di massa odierni sono quasi ovunque, difficile prendere le distanze. Allora sorge la questione, come definire la bellezza in modo sano? Essere belli è sinonimo di armonia con se stessi, di accettazione dei propri difetti (che non sempre sono tali, perché anche il difetto è soggettivo), di vivere il rapporto con il cibo in modo tranquillo e un po’ spensierato, di cercare l’attività fisica soltanto se siamo noi a volerlo e se è il corpo a chiedercelo, di non cercare di imitare i modelli attuali perché è molto meglio coltivare la propria irripetibile singolarità. Essere belli non è essere perfetti. L’imperfezione, anzi, ha il suo fascino. Essa ci porta a diretto contatto con la nostra essenza biologica, con la naturalità che è propria dell’essere umano. Non è bello camminare in maniera impostata e robotica per far vedere i seni prosperosi a tutti i costi oppure i pettorali scolpiti, non sono belli i corpi troppo magri delle modelle e i visi spigolosi. E’ molto più bella l’armonia (oggi si usa il termine curvy) e il movimento naturale di corpo e mente; anche lo sviluppo della mente deve avere un corso naturale, una bella mente è spotanea e non cerca una sovrastruttura di nozioni allo scopo di sembrare colto a tutti i costi. E’ bello chi ha un’anima bella, perché la vera bellezza promana dalla sensibilità e dall’essere buoni.

Giovanni Sacchitelli

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