Il penultimo capitolo di una storia bellissima e unica nel suo genere, che ha affascinato milioni di persone nel corso degli anni, tenendo incollati agli schermi dai più piccoli ai più grandi; tutto ha inizio nel 1976 con la storia di un pugile dilettante che riesce a stare in piedi per ben 14 round con Apollo Creed, la storia continua con i seguenti episodi della saga (Rocky 2, Rocky 3) fino al quinto episodio, datato 1990. Il quarto episodio della saga, uscito nel 1985, è particolarmente degno di nota; per una serie di motivi. Esce nel 1985, esattamente a metà di quei meravigliosi anni ottanta. Per questo motivo fa un po’ da spartiacque tra gli anni novanta dell’ultimo capitolo della saga (per la regia di John Avildsen) e terzo Rocky (1982) già anni ottanta ma che risente, sia nella fotografia, sia nel tenore generale della storia e delle ambientazioni, degli anni settanta. In rocky 3 abbiamo già una fotografia e un “entusiasmo” tipicamente 80’s (pensiamo al passaggio dalle atmosfere malinconiche dei primi due episodi della saga, alla palestra luogo di allenamento con tanto di ammiratori e Mickey che giustamente si incavola per l’ambiente troppo festoso), determinata dalla presenza di Clubber Lang o Hulk Hogan. C’era stato un passaggio verso momenti più colorati già tra il primo Rocky ed il secondo; nel secondo episodio Rocky sorride molto di più ed è molto più autoironico. Il quarto episodio, secondo me quello migliore della saga, sia dal punto di vista formale che dal punto di vista del plot e dello sviluppo dei personaggi, raggiunge il massimo dell’espressione del personaggio Rocky. Gli appassionati non potranno non ricordare alcuni particolari che già da Rocky 3 avevano consolidato il personaggio agli anni ottanta come il pugile virtuoso e portatore di valori; infatti è a partire dal 1982 che Rocky diviene l’eroe forte e dotato di alti sentimenti, che piacerà a tutti, dal più piccolo al più grande. Primo dettaglio, 1) calzoncini con i disegni e i colori della bandiera americana 2) forma fisica decisamente più curata rispetto ai primi due episodi 3) la comparsa della colonna sonora Eyes of the tiger dei Survivor 4) la presenza di Apollo Creed come amico che lo aiuterà a battere il brutale Clubber Lang. Il 1982 insomma ha aperto la strada all’eroe contemporaneo che tutti oggi apprezziamo. In Rocky 3 infatti il protagonista è ricco ed affermato, è imbattuto nel titolo dei pesi massimi da 10 anni, vive in una casa lussuosissima, possiede macchine e vestiti costosi. Tuttavia la presenza degli anni settanta (a partire dalle colonne sonore) è ancora presente, i “tempi moderni” devono ancora arrivare. Si inizia inserendo eyes of the tiger all’inizio del film, ripercorrendo la storia dello stallone italiano in base a tutti i suoi incontri, tutti vincenti; si continua inserendo un incontro tra un pugile e un wrestler (il wrestling è concettualmente tipico degli anni 80). Il tema della rivalsa sociale, partendo dal basso, che porterà Rocky a scegliere di ritornare ad allenarsi con Apollo Creed, è tipicamente anni 70 e ci porta ai motivi dei primi due episodi della saga. Il passaggio agli anni 80 avviene con Rocky 4. Massima espressione del personaggio Rocky e massima armonia tra forma e contenuto (che ancora oggi a distanza di tanti anni lo rende godibilissimo). Prima parlavo di Rocky 4 come spartiacque tra il vecchio Rocky e il Rocky modernissimo del 1990. Il Rocky dei primi film è ancora un personaggio non completamente realizzato, che non si è del tutto manifestato con il proprio carattere e le proprie potenzialità; il progressivo distaccarsi dall’idea di “bullo di periferia” fino a raggiungere la fama e poi il declino, corre lungo la traiettoria degli episodi come una fotografia che un po’ alla volta si schiarisce nella camera oscura. Il processo di emancipazione dall’anonimato e dalla povertà fino al picco della gloria, ci farà conoscere il Rocky maturo del 1985 e darà un senso anche al declino dell’ultimo episodio (1990). Rocky 4 è la perfetta unione tra forma fisica, carattere, sentimenti paterni, oltre ad un confronto politico di fondo, quello tra blocco occidentale e blocco orientale, quando ancora si era in guerra fredda e bisognò attendere altri 3 anni prima della distensione con la caduta del muro di Berlino. Prima dell’interpretazione politica del film, che è molto facile da percorrere dati i contenuti manifesti di opposizione che sono riscontrabili in Rocky 4, vorrei parlare di ciò che ho più volte avuto modo di esprimere e sul quale mi piace insistere. Il quarto episodio di Rocky lancia l’eroe come simbolo della rivincita e dell’orgoglio, a livello mondiale. La villa di Rocky, il robot che porta a Pauly la birra, la superba lamboghini jalpa, tutto richiama alla piena realizzazione dell’ideale di benessere promulgato dagli 80’s. In questa cornice di colori e armonia si innesta la vicenda della sfida lanciata dal pugile russo Ivan Drago agli americani. Apollo Creed decide di affontarlo, l’incontro finisce male, causando la morte dell’amico di Rocky. Allora in questo episodio della saga nasce quello che tutti gli appassionati del genere cercano di imitare. Le colonne sonore che accompagnano l’allenamento sono rimaste nella storia (hearts on fire – no easy way out), così come il granaio e la scalata dei monti innevati. Il film vede rocky uscire vittorioso dopo un’impresa impossibile. Nel film i russi vengono rappresentati come “cattivi”, lo stesso Ivan Drago parla poco, non sorride e imbroglia facendo uso di doping. Per questo motivo il film lascia pensare ad un esercizio di forza degli americani contro i russi, che alla fine vengono sconfitti. Ma quelli erano i tempi nel 1985 e nessuno può giudicare l’aria che si respirava in quegli anni.

Giovanni Sacchitelli

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