La storia di un machiavellico agente della fedex che si ritrova contro ogni suo programma su un’isola completamente deserta. E’ innamorato quanto della sua bellissima ragazza (Kelly, interpretata da Helen Hunt), quanto dei suoi pacchi. Sul posto di lavoro è impeccabile, porta avanti con decisione il suo progetto di fare arrivare in tempo e a destinazione ogni cosa spedita, il film difatti inizia con un pacco proveniente dagli Stati Uniti che raggiunge nei tempi previsti dal suo precisissimo tachimetro la destinazione: Russia. Bisogna essere efficienti ed efficaci, tutto deve raggiugere l’obiettivo senza rallentamenti di sorta. E’ il principio dell’utilitarismo in una società (quella alle porte degli anni duemila) che mette piede sul primo gradino della ipermodernità che l’ha trasformata fino ai giorni nostri; il tempo, rappresentato dal cronometro del protagonista, determina le sue concezioni e la sua peculiare visione del mondo. Lavorare in un’azienda di spedizioni così importante e riconosciuta a livello mondiale, è ricoprire un ruolo di mentore di un nuovo modo di rapportarsi alle cose: la velocità. Condividere qualsiasi contenuto in maniera veloce, rispettare quindi pienamente le regole imposte (spesso senza nessuna nostra esplicita accettazione) dal mondo globalizzato. Questo fil di venti anni fa risulta interessante per almeno due ragioni 1) riporta in maniera moderna e originale il mito di Robinson Crusoe 2) opera in maniera originale il paragone tra società moderna e individuo pre-sociale, con delle tempi cinematografici evocativi. Guardare adesso, dopo che sono passati tanti anni dai tempi del “millenium bug”, cast away (di Robert Zemeckis, lo stesso regista di Back to the future) è fruttuoso, in quanto ci fa conoscere uno dei capitoli di quella saga di film pioneristici di un tema specifico: come fu Matrix (1999) per il rapporto uomo-tecnologia o The Thruman Show (1998) per il tema del Grande fratello che ci spia. Parlare del mito di Robinson Crusoe nei termini di un film moderno adattandolo ai cambiamenti della società in corso (dagli anni novanta a quelli duemila), è un atto di grande inventiva, che merita di essere ricordato anche a distanza di tanto tempo. Gli stimoli che il film comunica sono molteplici: il passaggio brusco da un mondo civilizzato alla natura incontaminata, la presenza di oggetti sociali del tutto estranei al territorio incontaminato dell’isola deserta, i comportamenti sociali, che ancora animano l’azione del protagonista e ne definiscono le problematiche a cui egli va incontro ogni qualvolta i suoi desideri mondani vengono stroncati dal silenzio della natura che lo circonda. Il film esce nelle sale il 22 Dicembre 2000, ed è la storia di un uomo moderno che viene messo davanti ai suoi limiti e alle sue origini pre-capitalistiche, perché cast away è la riduzione cinematografica del mito di Robinson Crusoe, perciò mette il protagonista davanti alla sua vera essenza, ai limiti del suo essere umano in un mondo disumanizzato. Essere un dirigente di una compagnia di spedizioni, inoltre, aiuta a caratterizzare meglio il protagonista come “schiavo” della natura, che deve essere ancora civilizzata. Chuck Noland ha un lavoro come dirigente della fedex ed è fidanzato con Kelly Frears, che sta per discutere la sua tesi di laurea; tutto va bene tra di loro, anzi, progettano di sposarsi a breve. Il lavoro va bene per Chuck, e l’obiettivo è fare sempre più veloce, consegnare sempre più celermente. Soddisfare le richieste dei clienti, far si che il mondo globalizzato giri nel mondo giusto, che le distanze anche più recondite tra ogni angolo del pianeta vengano coperte come se ci fosse un unico mercato globale. Per accompagnare i suoi beneamati pacchi decide di fare una traversata dell’oceano pacifico via aereo, per recarsi in Malaysia. Porta con sé il suo orgoglio di prode della società globalizzata oltre a un orologio a cipolla con la foto in piccolo della sua fidanzata. Tutto sembra procedere bene finchè una perdita di quota causa sommovimenti nell’aereo, uno dei tre uomini di bordo gli raccomanda di indossare la cintura di sicurezza. Avviene l’impatto, l’acqua blu dell’oceano invade l’aereo. Sembra vedere affondare una barca. Degli altri membri dell’equipaggio non vi è traccia, Chuck riesce a risalire in superficie e a stare a galla su un battello gonfiabile di salvataggio. Passa la notte sotto la pioggia e il mare agitatissimo, l’indomani si ritrova sulla terra ferma. E’ completamente circondato dalla natura incontaminata. Un po’ alla volta realizza la sua condizione, vede in lontananza i pacchi con la scritta della sua azienda (la fedex), costruisce una tenda con quello che trova sulla battigia. E’ l’individuo moderno che si ritrova davanti ad un mondo pre-capitalistico e non trova altro che una natura sorda alla sua richiesta di aiuto. Tutto il film si svolge nell’arco di 5 anni , la barba del dirigente della fedex si allunga fino a renderlo un aborigeno. Imparerà a cercasi da mangiare da solo, catturando granchi giganti, e pesci. Per molto tempo resterà solo, soltanto in compagnia di un pallone da volley, che ribatezzerà Wilson, che è il nome presente sulla scatola (un colle della fedex), il quale diventerà suo compagno di vita e consigliere, soprattutto nei momenti più drammatici. Stanco della permanenza forzata sull’isola, Chuck deciderà di abbandonarla costruendo una rudimentale imbarcazione con tronchi e resti di una cabina di plastica come vela. L’idea va bene per un momento, poi le circostanze atmosferiche spazzeranno via la zattera in mezzo ai cavalloni altissimi dell’oceano. Chuck verrà poi ritrovato da una nave porta container di lì di passaggio. Tornato in terraferma scopre che la sua ragazza si è sposata con un altro e non vuole incontrarlo. La ragazza ha difatti un nuovo compagno con il quale ha deciso di unirsi persa oramai la speranza di rincontrare il suo Robinson Crusoe. Non si è più laureata, la sua vita ha avuto un blocco netto da quando il naufrago l’ha lasciata sola. I due si dichiarano nuovamente amore reciproco, ma bisogna arrendersi al destino che lo ha portato cast away, letteralmente “gettato via”

Oggetti Sociali

Oggetti sociali: la presenza di oggetti appartenenti ad mondo delle cose “moderno” che acquistano un nuovo significato all’interno dell’ambiente dell’isola, come anche il pallone da volley che diventerà il fido compagno del protagonista e riporta all’interno dell’ambiente selvaggio dell’isola, la variante del gioco e della competizione sana in un ambiente dove esiste soltanto l’azione competitiva per la sopravvivenza e non il gioco, fine a se stesso. Il valore mondano degli oggetti sociali permane ancora indisturbato prima che Chuck apra le scatole della fedex. Successivamente perdono di valore in quanto adeguate al nuovo ambiente selvaggio, così come il linguaggio scritto nella parte per “mittente” / “destinatario”, il linguaggio in un mondo precolombiano in cui non esiste affatto la scrittura è un vago flatus vocis. Un abito inviato come regalo viene utilizzato per creare delle scarpe rudimentali. Il ritorno alla scrittura avviene prima della partenza con la zattera rudimentale, quando viene scritto: Qui ha vissuto ecc… Un altro oggetto sociale è il cocco, che diventa oggetto mondano, rivestito di significato, dopo che si conosce il suo potere (seppur limitato) di dissetare. La scoperta del fuoco, utilizzo di tecniche mondane (sfregare un ramo su un altro) per illuminare una natura che non ha mai conosciuto quel principio di creazione di un fenomeno; in genere i ramoscelli vengono fatti restare su gli alberi e non vengono strappati. La natura è padrona di se stessa, non è stata mai alterata in quel luogo da una mano umana, perciò come oggetto sociale il fuoco è pienamente rappresentativo, almeno come elemento creato artificialmente Pattini utilizzati come coltello, ancora una volta la trasmissione sul piano della competizione per la sopravvivenza di oggetti destinati invece al gioco. Materiali pensati per tagliare il ghiaccio e non cose della natura incontaminata, la lama di ferro presente al di sotto del pattino diviene utensile di taglio; nella natura precolombiana (dove il Colombo è il nostro dirigente della fed ex. non esiste il concetto di “utensile”. L’utensile è un oggetto creato dall’uomo per svolgere una determinata funzione, spesso sottraendolo dalla sua destinazione d’uso originale. Ad esempio: un ramoscello diviene un bastone, una serie di piante diventano fasci per avvolgere dei tronchi che poi serviranno per la costruzione di un’imbarcazione: anche la barca in sé, è un elemento sociale se rapportata all’utilizzo del mare come strada per arrivare a x destinazione. La x destinazione è già un elemento appartenente all’ordine delle idee del mondo moderno. Il mare primordiale, che è quello dell’isola, non è “pensato” dalla natura in sé come elemento navigabile. Perciò l’utilizzo di fasci e altri pezzi di legno come materiale per la costruzione della barca è di per sé un collegamento con il dominio degli oggetti sociali.

 Comportamenti sociali

Comportamenti sociali.: comportamenti risalenti all’ordine delle cose quotidiano che non trovano riscontro in un ambiente non pre-formato per le azioni del mondo contemporaneo. Il fatto ad esempio che in viva alla spiaggia sono sparsi oggetti (colli) della fed ex, dimostra questo legame inestirpabile con il mondo precolombiano. Esempi di comportamenti sociali: bisogno di andare dal dentista, bisogno di avere un amico con cui confidarsi e dal quale essere preso finanche in giro (quello che poi sarà Wilson), bisogno di pianificare la giornata con un programma di azione simile a quello lavorativo, altra intromissione del mondo moderno in quello arcaico in cui il lavoro è presente ancora allo stato primigenio come caccia, pesca, spoglio delle piante indigene dai frutti della natura. Il bisogno di scrivere, il bisogno di seppelire “dando una degna sepoltura” all’ufficiale di bordo trovato cadavere a pochi metri dagli scogli. Il bisogno finale di evasione va anch’ esso sussunto nella categoria dei “comportamenti sociali”, in quanto appartenente all’ordine mondano dei desideri. Si perde poi ogni contatto con il mondo industriale e mondano smettendosi di radersi. Rientra a pieno titolo nell’ambito dei comportamenti “sociali” l’atto con il quale il moderno Robinson sale sulle cime dell’isola e ammira il paesaggio. La natura selvaggia di fatti non è lì per “essere ammirata” ma, priva di ogni consapevolezza di se stessa, non ha ancora idealizzato il concetto di bellezza, anche se ad un osservatore esterno appare bellissima (soprattutto se concepita come luogo di vacanza). Un altro comportamento sociale è la sepoltura dell’ufficiale di bordo; per un luogo in cui la morte o la devoluzione è considerata un fattore del tutto neutrale, conservare un corpo è un atto totalmente estraneo all’insensibilità della natura che lo circonda, così come la fotografia intesa come ricordo da conservare all’interno di una natura priva di ricordo e di conservazione di alcun tipo.

Rottura della consuetudine e ritorno alla normalità

La scelta dell’azienda di cui è dirigente non è casuale, rispetta pienamente l’idea di fondo del film: rompere la consuetudine, fare in modo che ciò che è dato per obiettivo, logico o previsto, venga scardinato. Siamo abituati alla certezza dell’arrivo a destinazione di una raccomandata o di un pacco, come se necessariamente essi dovessero pervenire al destinatario, allo stesso modo di come vediamo il sole sorgere ogni giorno e ci aspettiamo che la stessa cosa si ripeta il giorno successivo nonostante logicamente non ci sia nessuna ragione per pensarlo. Il protagonista infatti, non si aspetta affatto (e ciò è intuibile dai ritmi del film) quello che succederà a bordo dell’areo. Egli è certo che l’aereo arriverà a destinazione, e con lui i suoi colli. Lo sbalzo violento tra la situazione precedente al disastro e il fatto in sé spiega la trama centrale di questo film. Si vuole a tutti i costi distruggere l’impianto logico del mondo pre-industriale, in quanto sistema di pensiero standard e dato per scontato; un po’ come se il nostro sistema di considerazione del mondo venisse d’un tratto strappato dai nostri occhi, come improvvisamente indossare un nuovo paio di occhiali e trovarsi spaesati.. Il ritorno alla normalità è difatti un ritorno al mondo moderno con la sua componente di estrema variabilità e imprevedibilità. Dopo quattro anni di confino, il protagonista ritorna nella sua città (Memphis) ma la sua fidanzata ha già un altro marito (la foto del matrimonio infatti cade sotto l’attenzione del protagonista quando va a visitare nella sua nuova casa la fidanzata), contro ogni sua previsione, del resto sperava nell’amore di lei nei suoi confronti e che nulla mai al mondo l’avrebbe portata a cambiare idea, scegliendo un altro uomo riporta il protagonista a quell’instabilità di base della sua vita mondana. La rottura della consuetudine (l’idea di base del film) trova campo nell’ultima parte del film, nella celebre scena dell’incrocio, quando il protagonista osserva spaesato ciò che lo circonda indeciso su quale direzione prendere.

 Giovanni Sacchitelli

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