La comicità di Jim Carrey attira per il suo doppio fondo essenzialmente agrodolce; è sicuramente un modo di fare l’attore per far ridere, ma non è mai scevra da nodi melanconici, forse inestricabili. Un film particolarmente adatto al suo personaggio è uscito nel 1999  nel quale veste i panni di un comico particolarmente sui generis, Andy Kaufman. Il punto centrale di questo film è fare una non-commedia, quindi fare qualcosa che non fa ridere, che anzi deve spingere lo spettatore a rinunciare alla sua visione oppure a reagire con gli insulti e la piena disapprovazione. Altro non è che la personalità di Jim Carrey, un modo di fare commedia che spesso nasconde lati oscuri. Mi riferisco, come mio solito, a certi film un po’ di nicchia come The Cableguy (1996) con Mattew Broderick e Jim Carrey nei panni di un aggiustatore di televisioni in una disperata ricerca di affetto. Un personaggio insomma che non vuole far ridere, anzi offende il pubblico con i suoi atti inconsueti, è Andy Kaufman. Il film, Man on the Moon, si ispira proprio alla sua vita. Da piccolo Andy è un bambino un po’ strano, gioca a fare gli spettacoli davanti al muro nella sua stanzetta. Sogna la gloria come showman; inizia la sua scalata al successo esibendosi in alcuni locali, cantando e suonando, facendo anche l’imitazione di Elvis Presley. Non ottiene molto successo, se non scarsi applausi da parte del pubblico, che in realtà non capisce quale sia la sua vera natura: è un cantante? Un comico? Un imitatore?.  Un manager lo vede esibirsi e gli chiede di lavorare con lui. Il manager è interpretato da Danny De Vito. Inizialmente restio ad una collaborazione con il manager di spettacolo, alla fine accetta di prendere parte ad una serie chiamata Taxi. La serie non è molto nel suo stile e lui la giudica demenziale, comunque continua a parteciparvi. Ha accettato con la promessa che poi potrà tenere una trasmissione tutta sua. Intanto continuano le esibizioni pubbliche e gli effetti di quella non-commedia cominciano ad impressionare il grande pubblico. Come quando convocato in un’università per tenere un suo spettacolo, comincia a declamare ad alta voce passi del Grande Gatsby. L’aula magna dell’università un po’ alla volta si vuota e rimane solo con i suoi ideali. Andy trova la donna della sua vita, Lynne Marguilles, intepretata da Courtney Love, proprio durante uno dei suo strambi spettacoli. Infatti decide di affrontare come “wrestler” soltanto donne, alcune accettano la sua sfida e tra queste c’è Lynne. Lei è affascinata dalla sua stranezza e lo pensa geniale. La comicità di Kaufman, e qui interviene la grande mimica di Jim Carrey, è esposta nella maniera più veritiera. Un personaggio incomprensibile, non si capisce se buono o cattivo, se ci è o ci fa. Mente spesso, e inventa cose per poi svelare il contrario attraverso le sue azioni. Inventa personaggi goffi come Tony Clifton, irriverente al punto di provocare la stizza e la rabbia seria di chi frequenta i suoi spettacoli. Anche la sua stessa morte, in seguito a cancro, potrebbe essersi rivelata una della sue tante trovate per prendere in giro chi è intorno a lui. Insomma un’interessante interpretazione di Jim Carrey che merita di essere rivista e ricordata.

Giovanni Sacchitelli

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