In evidenza: Massimo Troisi ed Ettore Scola sul set di Il viaggio di Capitan Fracassa (1990)

Di Ettore Scola (1990) con Massimo Troisi. Commedia picaresca tratta dal romanzo omonimo di Theophile Gautier, è la trasposizione in chiave cinematografica di una storia de-tronizzante (secondo la teoria propria del romanzo rinascimentale) degli ideali cavallereschi e della classe aristocratica. Film insolito per il regista, e per il suo maggiore protagonista: Massimo Troisi. Non ci si aspettava di ritrovarlo in un adattamento cinematografico di un romanzo del 1863, ed invece eccolo all’interno di un film originale; fotografia magistrale a cura di Luciano Tovoli (che lo rende attualissimo e quasi contemporaneo), scenografia a metà tra palcoscenico di teatro e macchina da presa. Un’atmosfera evanescente che ci fa vivere di nuovo il periodo storico narrato nel film (la francia del seicento, sotto Luigi XIII). Il film inizia con una narrazione al contrario, dalla metà all’inizio; il capitan fracassa (nome che il Barone di Sigognac si guadagna stravolgendo il copione della piece teatrale che gli è stata assegnata, e che era precedentemente assegnata all’attore Matamoro) è ammalato e giace all’interno di una carrozza febbricitante. Un intendente di sanità, in giro per una sua ispezione, chiede a Pulcinella (Troisi) come siano andate le cose, cosa l’abbia portato a quella condizione. Pulcinella, che è impersonato da un Troisi magistrale e perfettamente adatto al ruolo (del resto un napoletano poteva non interpretare pulcinella?) racconta a ritroso l’evolversi degli eventi. Narra quindi, superando una certa ritrosia iniziale, le gesta del suo padroncino, il decaduto Barone di Sigognac che è nelle mani di Pietro (intepretato da Ciccio Ingrassia, oramai vecchio) il quale si occupa di lui in uno sgangherato castello della Guascogna. I defunti genitori del barone hanno sperperato tutto il loro patrimonio in vita ed hanno lasciato il ragazzo povero ed orfano. Pietro vorrebbe far conoscere il ragazzo al Re, in quanto un suo zio gli salvò la vita molti anni prima, questo espediente potrebbe salvare il Barone da un futuro di miseria.  La compagnia teatrale di cui Pulcinella è membro insieme ad altri “attori”, provati dalla fame e dagli stenti, in un giorno di pioggia trova rifugio nel maniero spoglio dove risiede Il barone e il suo servo Pietro. Decidono di accompagnarlo a Parigi cogliendo l’occasione per esibirsi alla corte del re. Tra i membri della compagnia figurano le bellissime Ornella Muti (Serafine) e Tosca D’Aquino (nei panni di Zerbina). Il giovane barone avrà gli occhi languidi delle donne della compagnia, in quanto giovane e di alti valori. Il tutore del Barone (Pietro) incaricherà pulcinella di prendersi cura del giovane dandogli una somma di denaro. Il barone diventa così il padroncino di pulcinella, che se ne occuperà in modo paterno e protettivo. Il barone di Sigognac proverà la sua prima infatuazione per  Serafine poi per Isabella entrando in contrasto con un facoltoso duca che ambisce alla medesima donna. Come i riti dell’epoca richiedono, i due si contendono l’oggetto del desiderio tramite un duello; il giovane nobile ne esce ferito e così cade in gravi condizioni. Pulcinella pensa allora all’intervento di un cerusico Pagandolo con cento scudi (parte dei soldi che sono stati dati a lui da Pietro all’inizio della storia). Dopo alcuni eloquenti silenzi il cerusico si congeda dai teatranti. L’indomani il barone ritorna in forze e all’attivo come attore nella compagnia. Dalle vicende del baroncino viene preso spunto per la creazione di una nuova commedia, ispirata proprio alle loro gesta. La compagnia è in viaggio verso Parigi, qui però non recita davanti al re, ma davanti al Popolo, dove si narra una nuova vicenda (sempre presa dal mondo degli accadimenti) che vede protagonista il ragazzo che non viene riconosciuto dal re (secondo la storia narrata da Pietro) e che deve dedicarsi a fare l’attore.

Giovanni Sacchitelli

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