Attore simbolo degli anni a cavallo tra ottanta e novanta, celebre per aver prestato il volto al Bruce di Batman (1989) e Batman (1992), attore versatile e giovanile, sempre con un lato ironico-sentimentale anche nei primi due episodi della saga firmati Tim Burton. Ho in mente, oltre ai primi due episodi di Batman nei quali indossa i panni di un serafico eroe apparentemente poco incline e vivere le sue emozioni, Quattro pazzi in libertà (1989), Cronisti d’assalto (1994), Questa mia vita (1993) con una splendida Nicole Kidman, Mi sdoppio in quattro (1996), ironica commedia sul tema dell’essere presenti. In ognuno di questi film, che consiglio a chiunque di voi di vedere o rivedere (rispolverare), permane come un file rouge la personalità dell’attore, che ha caratterizzato quegli anni e difficilmente possiamo trovare al giorno d’oggi attori con quella tempra (questo discorso vale per molti altri attori!). Riunisce in sé aspetti dell’attore comico-ironico, a attore d’azione, a commedia sentimentale; interessante ad esempio My life (1993, per la regia di Bruce Joel Rubin) con Nicole Kidman, storia all’incontrario di un uomo che ha il cancro e racconta le cose della vita al suo futuro bambino, tutto questo avviene tramite una video camera; il protagonista (Bob Jones, un manager di successo a Los Angeles) racconta a suo figlio la lezione da futuro ometto: musica, come comportarsi con le donne, essere sicuri di sé nella camminata e nel presentarsi alle persone. Bob riprende ogni istante di ciò che resta ancora della sua vita, sempre conservando il sorriso e la gioia (ai quali provvede la bellezza della sua compagna Gail, interpretata da Nicole Kidman) Decide di ritornare a vedere i suoi genitori, dopo che era fuggito dall’ambiente di provincia giudicandolo inadatto alle proprie ambizioni. Tutto è narrato con ironia e dinamicità, come è tipico di Keaton. Questa dinamicità caratterizza anche gli altri dei film che ho sopra menzionato e che sono meritori di essere rivisti (o visti per la prima volta). Il primo film, del 1989, vede lo stesso Keaton nei panni di ciò che meglio riesce ad esprimere a pieno la sua personalità: un paziente con problemi psichici, uno scrittore che mente continuamente e che ha accessi pericolosi di rabbia o violenza. E’ ricoverato insieme ad altri quattro pazienti in un ospedale psichiatrico, che sembra non tutelarli abbastanza. Un medico da poco giunto (Dr. Weitzman) nella struttura, decide di cambiare terapia e di mettere i quattro pazzi in libertà (da cui il nome del film) per andare a vedere una partita di baseball. L’idea si rivelerà poi un bluff, causando una serie di bizzarri eventi; tra i quattro pazienti figura anche lo scienziato di back to the future (Cristopher Lloyd), nelle vesti di un uomo ossessivo-compulsivo maniaco dell’ordine e della precisione. Un cult da non perdere. Sul tema del paradosso, continuiamo con mi sdoppio in quattro, del 1996 (con protagonista femminile Andie Macdowell), dove il protagonista decide, per assolvere ai suoi compiti di marito e lavoratore, di sdoppiarsi fisicamente in due, poi in tre e poi anche in quattro, tramite la creazione di perfetti cloni di se stesso. Film esilarante e pienamente nello stile 90’s. Ultimo capitolo dei quattro film che vado a presentare, “cronisti d’assalto” del 1994 con la partecipazione di Robert Duvall e Glenn Close, nei panni di giornalisti pronti a tutto per uno scoop. In questo film Michael Keaton è il classico giornalista dalle maniere ruvide, ma efficace. Un bella chicca da rispolverare.

Giovanni Sacchitelli

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