Una vita apparentemente irreprensibile è quella di Jula, una giovane donna che incarna i valori del Partito Socialista nella Berlino Est degli anni Settanta del Novecento, ma il suo omicidio porterà a galla una verità troppo scomoda e tutte le contraddizioni di un regime che ha letteralmente fatto evaporare la speranza nell’individuo. Così inizia il nuovo libro di Paolo Grugni, Il palazzo delle lacrime (Laurana Editore), che ha come protagonista il maggiore della Stasi, Martin Krause, un servo del potere, addestrato a non provare sentimenti, a non avere scrupoli e soprattutto alla menzogna. Krause, però, non è una macchina, nota le incongruenze del regime, è stanco di vivere in una società che ha paura di tutto e che sospetta di tutti e quando gli viene affidato il compito di indagare sull’omicidio di Jula, le sue certezze iniziano a vacillare ancora di più. Nella Berlino Est nulla appare come è realmente, si vive in un mondo che, come un funambolo, oscilla su un sottile filo tra il reale e il fantastico, «dove sai già che quello che sembra non è. E quello che è, non è mai stato e mai lo sarà». Tutti, dall’impiegato al pensionato, dall’alto in grado all’operaio, mentono per proteggersi, per nascondersi o per professione, come fa il nostro protagonista. Quando le indagini sulla morte di Jula iniziano a far emergere il coinvolgimento delle alte sfere del Partito, Krause viene sollevato dall’incarico. Diversi segnali gli avevano suggerito di non andare oltre nella sua ricerca, ma il desiderio di conoscere la verità è più forte. Decide di proseguire le indagini per proprio conto, sceglie di oltrepassare quel Muro, carico di oppressione e falsità, e cercare, nella Berlino Ovest, le risposte che cerca. La vicenda narrata da Paolo Grugni potrebbe essere una comune storia di spionaggio, ma a renderla unica è il fatto che si tratta di una storia vera. Nella prefazione che apre il volume, l’autore ci informa di aver ricevuto da una donna, la cui identità è celata dall’anonimato, il diario del padre con la preghiera di raccontare in un libro la sua storia. Paolo Grugni ha accolto la sfida e ci ha consegnato un romanzo, che conservando la struttura diaristica, racconta il coraggio di un uomo in cui i valori di libertà e giustizia hanno prevalso su tutto. Attraverso uno stile asciutto, il lettore segue le indagini del protagonista, in un ritmo incalzante, provando gli stessi suoi sentimenti e dubbi. Il palazzo delle lacrime, che prende il suo nome dall’edificio che fungeva da valico, da frontiera Tra Est e Ovest, è un libro importante, che ci apre gli occhi sugli aspetti negativi dei regimi totalitari, su quanto sia importante e per nulla scontata la libertà di opinione e non solo. Paolo Grugni ci racconta una porzione di storia, che sembra appartenere al passato, ma che invece potrebbe ancora essere contemporanea, dalla quale abbiamo il dovere di imparare per non ripeterne gli errori.

 

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