Dio esiste? Se Nietzsche pensava fosse morto, la quarta edizione di “PhEST – See Beyond the Sea – Religioni e Miti” dimostra invece che i suoi riflessi e il desiderio di trascendenza sono un fatto compiuto.

Le mostre orchestrate da Giovanni Troilo e curate da Arianna Rinaldo hanno invaso la città di Monopoli per contaminarla di misticismo, colori e profumi.
Perché questa guida alle 16 mostre della festa dell’arte di Monopoli parte proprio dagli odori, dal senso che non si può mediare ma solo evocare.

Il porto profuma di lavanda

Le storie vengono dal mare. E infatti dal Porto Vecchio partono i racconti del PhEST. Daniel Ochoa de Olza, fotogiornalista pluripremiato residente a Città del Messico e Madrid, presenta i ritratti “La Maya”, ispirati al rituale spagnolo di origine pagana che vede ogni anno quattro o cinque bambine tra i 7 e gli 11 anni alternarsi su un altare disposto per strada per dare il benvenuto alla Primavera.

E tra pescatori, anziani e turisti ecco spuntare le gigantografie di baby divinità, circondate da natura e fiori, specie dalla lavanda, che in altre epoche si pensava significasse “il tuo ricordo è la mia unica felicità”.

Queste bimbe truccate a feste si fanno portatrici di un’antica tradizione medievale, fotografata nel paese di Colmenar Viejo, vicino Madrid, per dare il benvenuto alla primavera, al risveglio della natura ed evocare la prosperità e il passaggio dall’infanzia all’età adulta.

Porto Vecchio

Il Castello di Carlo V come una cattedrale, sa d’incenso

C’è qualcosa di mistico nello specchio. La possibilità di vedere due mondi, il pensiero e il suo riflesso. “Questa duplicazione mentale è la cosa più intima della filosofia umana. C’è del misticismo, una verità al limite del mostruoso, nell’asserzione che due teste sono migliori che una. Perché entrambe dovrebbero crescere sullo stesso corpo” scriveva Gilbert Keith Chesterton.

E c’è del misticismo e un sentimento doppio che pervade le sale del Castello Carlo V. Visitare gli scatti di “Seeing Mary”, nati dalla collaborazione col National Geographic, fa rivivere la liturgia dello spargimento d’incenso, simbolo della preghiera in ascesa verso Dio.
30 immagini potenti dedicate alle apparizioni e al culto della Madonna in luoghi lontanissimi (Polonia, Messico, Francia, Ruanda, Egitto ) rivelano come persone di culture diverse possano condividere la fiducia e l’adorazione verso Maria. Una mostra folgorante che per contrappasso è associata a “Atheism Museum”, immagini e reperti sull’ateismo provenienti dal Museo Nazionale di Fotografia Marubi di Scutari (Albania) a cura di Luçjan Bedeni, dedicata al tentativo del regime di denigrare e cancellare la fede e i suoi elementi identitari. E qui si potranno ritrovare messaggi di un tempo passato, di un idealismo tramontato.

Sul lungomare di Santa Maria una ventata di iodio e irriverenza

Qualcuno cantava “camminando non c’è strada per andare che non sia di camminar”. E proprio così, passo dopo passo ci si lascia pervadere dal profumo di iodio e dai colori delle opere dei Madonnari, tre street artist contemporanei invitati a impreziosire la strada con le loro opere da pavimento tra sacro e profano. Eduardo Relero, Tony Cuboliquido e Silvio Paradiso hanno regalato alla città i loro disegni realizzati con gesso, gessetti o altro materiale povero, durante i giorni di residenza artistica.

Lungomare Santa Maria – Eduardo Relero

Tra questi spicca l’anamorfismo firmato da Relero, artista di origine argentina residente a Madrid, che gioca con la prospettiva e la sacralità rappresentando la testa di Dio che si erge dalle fondamenta per spiare l’uomo sottodimensionato mentre legge il giornale ed espleta le sue funzioni vitali. Una quotidianità miserabile quella dell’individuo che scorre nell’indifferenza mentre nel resto del mondo si consumano tragedie. Come quella migratoria che resta nel fondo dei pensieri della divinità. All’interno della testa gigante infatti si possono scorgere le coste africane, la Sicilia e una barca, un riferimento inequivocabile ai migliaia di migranti morti in mare.

La Chiesa di San Salvatore profuma di brace e di benzina

“Le feste dovrebbero essere solenni e rare” secondo Aldous Huxley. Ma le feste in Puglia sono tutte sacre e riescono a conservare la solennità e a riservare onori a tutti i Santi.
Ed è una festa appunto l’allestimento pensato per la Chiesa di San Salvatore. Due prospettive della sacralità che s’incrociano e ricostruiscono il rapporto dell’uomo con Dio. Il desiderio d’ascesi e il culto dell’architettura incontrano la realtà della vita terrena e le celebrazioni popolari dei Santi durante le feste di paese. Una proiettata verso l’alto, l’altra sviluppata verso il basso.

A farsi largo al primo sguardo sono le visioni di Richard Silver che con “Vertical Churches” presenta le chiese del mondo a tutta altezza. L’artista che ha fotografato oltre 400 chiese dal sud al nord America, Asia, Europa, Australia e Africa, propone un punto di vista privilegiato per permettere allo spettatore di guardare i santuari in modo unico.

A dialogare con il verticalismo, i light box di Sanne De Wilde che ritraggono “Terre di Santi”. La fotografa belga riprende le feste religiose in Puglia durante la sua residenza artistica. Ha vissuto da vicino il Corteo Storico di Lucera, le feste patronali della Madonna della Madia di Monopoli, di San Giorgio ad Ortelle e di San Rocco a Locorotondo, per dar vita a scatti impacchettati pronti a evocare i fumi delle bracerie di strada e degli artisti mangiafuoco durante i rituali popolari.

phest_2019
Chiesa S. Salvatore

L’antico Palazzo Palmieri sa di talco

La bellezza e la poesia possono sopravvivere al tempo e rinnovarsi. E così il palazzo marchesale di Monopoli ritrova fulgore grazie alle opere di artiste e artisti che insieme formano una costellazione di furore, speranza e sacralità che profuma d’antico, di talco.

L’accoglienza nel cortile la fa Piero Percoco con #searchgodinthings (lavoro commissionato da Tormaresca in collaborazione con PhEST), una serie di santi e devoti pugliesi rappresentati in stile “instagram” per rileggere in chiave contemporanea il tema del festival “Religioni e Miti”.

Con le immagini del progetto “Brave New Turkey”di Norman Behrendt si apre il tour nelle sale del palazzo. Così si procede alla scoperta delle moschee simbolo della nuova Turchia (9 mila) costruite tra Ankara e Istanbul che riflettono la volontà politica di saldare l’unione tra identità religiose e culturale.

Dal potere esercitato attraverso la religione si passa al desiderio di immortalità in “Da Animali a Dei”, dove Yuval Noah Harari prova a considerare in una prospettiva amplificata il lungo percorso dell’homo sapiens verso il superamento di uno dei limiti più importanti che hanno reso necessario il postulato della religione: la mortalità.

E poi le maschere di “Il selvaggio, il folle, l’orso” fotografate da Michela Benaglia simbolo della metamorfosi dell’uomo che prova ad avvicinarsi a Dio. E ancora la follia e la violenza creatrice di Liza Ambrossio con il suo “The Rage of Devotion”, un’immersione tra demoni e la repulsione istintiva nei confronti del concetto di “famiglia”.

Fino ad arrivare al pentagono magico, l’opera solenne di Julia Krahn “33MM Maria Maddalena”. Il progetto ritrae 5 donne all’artista molto care in una trasposizione che invoca Maria Maddalena, la Santa più contemporanea, più discussa e più amata. Sotto il cui mantello convivono religioni differenti, il cui ventre è gravido di divinità pagana: madre-terra, forza della vita, energia, amore, luce capace di richiamare la sacralità di ogni donna.

E ancora l’affascinante caso del “Women Priests Project” di Giulia Bianchi, la storia di una rivoluzione di genere, di un movimento che oggi conta 215 donne sacerdotesse e 10 vescove in tutto il mondo. Un progetto sulle donne preti cattoliche scomunicate dal Vaticano.

Ma il PhEST è incontenibile. È tanto e troppo da potersi raccontare. È una giostra che porta a spasso nello spazio e nel tempo senza tregua, lasciando solo fascinazione e sorpresa.
Perciò tocca scoprirlo e riscoprirlo tra i vicoli, nei luoghi sacri e nei palazzi pagani. Fino al 3 novembre. Info: Info@phest.it ;

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