Cominciamo dalla fine, o quasi: sì, perché nell’ultimo giorno del Cinzella Festival c’era così tanta gente che il parcheggio delle Cave di Fantiano si è riempito già da prima delle 20, e così gli organizzatori hanno messo a disposizione un altro spazio per lasciare la macchina, nell’aia di una masseria: circondati da ulivi secolari, pareti bianche scavate nella roccia, antichi carri e odore di fieno.

Nel parcheggio

Ora ditemi: in quale altro festival europeo vi capiterà mai di sistemare l’auto in un posto così suggestivo?
E sì, perché – di fatto – la location meravigliosa che ha fatto da cornice al Cinzella Festival, è stata il leitmotiv dei ringraziamenti di tutte le band che si sono avvicendate sul palco: siamo molto felici di suonare in un posto così affascinante.

Le cave illuminate

“Emozionale”, l’hanno definito i Franz Ferdinand, aggiungendo che si respirava un calore così lontano dall’atmosfera scozzese dalla quale provengono. Eppure lo show dei cinque di Glasgow è stato tutt’altro che brumoso, anzi: agli antipodi; travolgente, energico, irresistibile. Solo un’ora e mezza di musica, purtroppo, ma così fitta, densa di emozioni e di energia, che alla fine ci si sentiva carichi e soddisfatti come accade raramente.
Chi non si è risparmiato, invece, sono stati gli Afterhours: più di tre ore – dico 3 – in cui hanno davvero ripercorso la loro trentennale carriera. Animali da palcoscenico – Manuel Agnelli su tutti – e musicisti da levarsi il cappello.

Afterhours

Ossigeno.
La loro musica è ossigeno. La musica, in generale, lo è: capace di farti respirare dopo un attacco di panico, di farti resuscitare, rinascere da una delusione, volare a vedere dall’alto lo scenario incantevole delle Cave di Fantiano, atterrare su una delle tante lune illuminate appese fra gli ulivi, nell’area del mercatino, che girare fra le bancarelle diventava un viaggio interstellare.
“Forse davvero ci piace, sì ci piace di più
oltrepassare in volo, in volo più in là”
Hanno cantato i Marlene kuntz, la sera prima dei loro cugini milanesi. E, oh, diciamocelo: quella del Cinzella è stata l’unica data confermata del tour estivo, per il resto del tutto cancellato a causa della tendinite al braccio del batterista Luca Bergia. Siamo stati dei privilegiati, insomma. Grazie, Luca, per aver stretto i denti e aver picchiato duro sui tamburi per rispolverare “il Vile”.
E poi, dopo di loro? I White lies, che io immaginavo attempati, vista la corposa discografia e il sound così palesemente anni ’80, e che invece – quando li ho visti finalmente in viso – ho scoperto essere giovani, frizzanti, peperini.
Venite a ballare in Puglia.
Questa volta non è un invito amaro e ironico da parte del conterraneo Caparezza: se avete partecipato ad almeno una delle serate dell’edizione 2019 del Cinzella festival – sopratutto l’ultima, in cui guardare il pubblico scatenato era uno spettacolo nello spettacolo – sapete di cosa sto parlando.

Se invece eravate nella regione e non ci siete stati, beh, che vi posso dire: peggio per voi. L’anno prossimo non commettete lo stesso errore.

testo e fotografie di Manlio Ranieri

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