In evidenza: Raffaello, La Scuola di Atene, 1509-1511

Risulta spesso molto difficile e inattuabile il ripagare un’offesa o un torto subito porgendo l’altra guancia o riprendendo amorevolmente chi offende facendogli notare, magari, che se non c’è motivo di farlo allora è meglio evitare il danno; tuttavia è proprio l’effetto contrario, quello inaspettato, quello che si verifica più spesso. Reagire al torto ricevuto con lo stesso peso, provocando l’ira dell’interlocutore che nell’alterco conduce velocemente alla violenza fisica. Sicuramente chi ha qualcosa che lo logora interiormente è più portato all’offesa di chi ha un animo sereno e scevro di ogni negatività, per questo attacca un indefinito interlocutore non rendendosi nemmeno conto che il problema è lui e non chi ha davanti. Offese frequenti  e pensieri offensivi nei confronti di chiunque capiti a tiro all’essere tormentato. La maggior parte degli individui che riceve un’offesa reagisce con una forza uguale e contraria, cercando a tutti i costi di ferire l’interlocutore fino ad arrivare alle mani. E’ normalissimo, ed è una reazione perfettamente comprensibile, perché ne va dell’amor proprio, e su questo c’è parecchio da dire. Quando qualcuno offende, con le azioni e con le parole, è necessario prendere le distanze dall’individuo colmo di negatività ed esercitare un’azione forte su se stessi: riflettere, calmarsi. Tra noi l’individuo creare un muro di buon senso e amore del prossimo che è benefico per il nostro benessere psico-fisico  e farà in modo che la relazione da litigiosa si trasformi in una sconfitta produttiva. Non è assolutamente facile mantenere sempre il controllo di sé in situazioni ai limiti della sopportazione e che provano la nostra stabilità mentale fino all’assurdo, soprattutto quando chi offende lo fa toccando determinate corde dell’anima sensibili al pianto o alla totale perdita di senno. In queste situazioni è sufficiente astrarsi dalla relazione comunicativa offensiva e considerare la propria coscienza. Se la ragione dell’offesa è infondata (e anche se lo fosse comunque i modi per richiamare se stesso ai propri errori sarebbe diverso) conservare la serenità e rispondere conservando il sorriso, la pace interiore. Quando qualcuno ha dei conflitti interiori, ne è tormentato e fatica a mantenere il raziocinio in ogni situazione della sua vita, pertanto scarica l’energia interiore in eccesso con un frasario aggressivo; da qui il simbolismo della comunicazione. I demoni interiori del malcapitato (ed ognuno di noi ha i suoi problemi) vengono lanciati addosso a chi non ha colpa, e se debole non può difendersi. La forza morale spesso deriva anche dalla costituzione fisica, ma questo è un altro discorso. Avventarsi su chi è più debole, affermando la propria prepotenza che spesso nasconde fragilità e problemi psicologici gravi, è sempre sbagliato. Chi sente il bisogno continuo di offendere il prossimo per vendicarsi delle proprie sventure, non ha una percezione chiara di sé, perché se l’avesse impiegherebbe le proprie energie non per danneggiare l’altro ma per cercare di risolvere i propri conflitti interiori. Chi offende non fa paura o fa ridere, fa pena. E’ un essere tormentato dai propri demoni interiori (spesso auto installati in sé) che non è capace di amare. Sono persone che vanno condotte alla riflessione sul proprio Io impelagato in concezioni contraddittorie, malsani, falsi idoli, dipendenze. Sopra parlavo di esercizio su stessi e sulla propria natura, anche andando contro l’evidenza di una reazione altrettanto negativa. Come quando qualcuno dice qualcosa di male su chi amiamo e lì scattano due reazioni 1) la disperazione 2) la violenza contro colui che offende.  Molte cose risultano contro natura, la stessa civiltà è un artificio per conservare qualcosa, per evitare la disgregazione che  risulterebbe da un’anarchia degli istinti e dei compiti sociali. Quindi, non ci si meravigli se l’esercizio sulla volontà porti ad atteggiamenti quasi robotici e innaturali. Viene naturale reagire ad un torto pensando di vendicarsi con la violenza; atteggiamento erroneo. La violenza (fisica e verbale) non farà che aumentare il tono negativo di una relazione, aggrava i problemi, provoca sensi di colpa (almeno per chi ha sentimenti umani in sé). Reagire alla violenza con violenza risulta chiaramente controproducente. L’esercizio più nobile che si può fare su stessi e quello sulla volontà. Essa ci dice di reagire all’offesa con un’altra uguale, ma l’esercizio sulla volontà cambierà il pensiero negativo in un atto interno di serenità. Non ho di che essere offeso, quindi sono tranquillo e non bado alle parole di chi offende. Contro la mia volontà mantengo la calma, risultando impassibile alla parole di scherno. Controllo, con un esercizio riflessivo, le possibili reazioni violente, mantengo la calma interiore, dall’altra parte ci sarà la vera sconfitta. Non sono io il debole incapace di stare al mondo ma è chi ho davanti ad essere tormentato e problematico. Conservando la mitezza d’animo, la semplicità eviteremo di essere invasi dai demoni interiori dell’altro.

Giovanni Sacchitelli

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