Se il caldo mi soffoca,

tu gli togli le mani dal collo.

E mi racconti storie poetiche di bimbi e vecchi vicini di strada,

proprio quando la vita reale mi sembra così povera e grigia.

Conosci e mi spieghi pazientemente

la malinconia della pioggia, la luce del mattino e la pace della notte.

Perché tu sei la prima porta verso il mondo di fuori

ma anche l’ultimo passo prima di arrivare al mio rifugio.

Mi sento così al balcone,

territorio di confine che separa pubblico e privato,

testa e croce di ogni uomo.

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