Io sono sempre stato dalla parte della cicala: preferisco cantare – in senso metaforico, giacché sono stonato – senza sosta prima che finisca l’estate. Preferisco bruciarmi subito, nella canicola dei giorni più afosi dell’anno, assaporando il sole sulla pelle, e non pensare a quando finirà.
Pensare a frinire piuttosto che a finire, insomma.
Oggi mi sento molto cicala, in realtà: sento di aver vissuto la mia estate, di averla goduta in tutto il suo splendore accecante, il calore accogliente che ti solletica l’epidermide scurita fino a convincerti a tuffarti in mare.
Eppure, proprio oggi, mi sento anche un po’ formica. Ho messo da parte qualche briciola di felicità, l’ho accantonata per l’inverno che mi aspetta, perché è solo facendo la scorta che saprò affrontare le gelate notturne, il ghiaccio che brucia l’erba, le foglie che cadono, i rami lasciati spogli a protendersi al cielo in una richiesta disperata di aiuto.

Nella luce soffusa
sotto un cielo così basso
da poterlo toccare
abbiamo incollato stelle
e uno spicchio di luna nuova

Abbiamo magliette da stampare
e futuri da battezzare,
abbiamo vorrei
che corrono
affannati
stanchi ma recidivi
nella direzione dei voglio

Testo e fotografia di Manlio Ranieri

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La cicale e la formica di Manlio Ranieri è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
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