rita

È ruggine la mia rugiada,

ingranaggio lasciato dal tempo

che graffia le mie braccia,

le mie mani,

il mio viso,

rumorio del tempo trascorso ad inseguire sacrari di notti insonni,

ambrosia di volti sanguinanti

che mi fissano come vedette imbalsamate.

E le mie mani lì,

a foderare gli occhi,

spaventati dall’instabilità vuota,

vuota come lo strepito del tempo che respiro

e che minaccia distillando

turbini di parole contuse.

Ho occhi dischiusi,

dietro mani  che preservano,

petali di rose,

banchi di sabbia

per deserti pietrificati,

cieli sereni

per nuvole addensate,

…ed ho caverne,

per custodire parole inespresse

e sentirne l’eco di notte

tra pipistrelli che rubano discorsi.

Ho sorrisi smidollati,

per chi implora di vedermi sorridere,

mani da bambina

e nettare da succhiare.

Ho vento pronto a disintegrare

castelli di tufo.

Ho spettacoli per burattinai scaltri,

che sghignazzano

e deridono

del mio ingurgitare a vuoto

tra parole dette, ed altre inespresse.

Ho platee disincantate,

bersagli che dimentico di colpire,

traiettorie inanimate,

soffi leggeri come palloni gonfiati.

Fisso,

ingoio,

resto muta.

Mi osservo divenire cieca,

continuando ad usare come collirio

succo spregevole e acre

come limone.

 

Testo e fotografia di Rita Izzo

Illustrazione  Book fair 2017

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