TRACKLIST:
1. Conigli
2. In discoteca
3. Solo in Italia si applaude ai funerali
4. La bionda degli Abba
5. Breve esistenza di un metallaro
6. Dio è chitarrista
7. Acqua alta a Venezia
8. Gli sposi
9. Fuochi
10. Bandiere a mezz’asta

 

NADIÈ sono:
– Giovanni Scuderi: voce e chitarra

– Alfio Musumeci: batteria
– Gianpiero Leone: basso
– Francesco Gueli: chitarre

– Vincenzo Battaglia: piano e synth

 

Ho sempre pensato che l’etichettare un qualsivoglia artista con il nome di un qualsiasi genere sia in fin dei conti un vano giochetto da critici. Un qualcosa di abbastanza relativo che ai Nadiè non piace. E neanche a me. Perciò vi parlerò di questi cinque giovani catanesi come di alieni che vivono tra ciò che potevamo essere e ciò che siamo diventati. Vi dirò che parlano di vita vissuta senza mandarle a dire, che scrivono di pancia, onestamente, sfidando l’ascoltatore a contraddirli e offrendo nient’altro che il vuoto di un tunnel tappezzato con pagine d’antologia anni ’90. Efficaci. Alternativi. Cinici e rabbiosi. Moderni giullari che sfottono la realtà con l’irriverenza di una musica tagliente e penetrante dal sapore un po’ retrò. I Nadiè sembrano raccontare gli sfoghi intimi di personaggi inseriti in tracce controverse che lasciano senza respiro e ci fanno annegare senza pietà nell’acqua alta di Venezia.

ACQUA ALTA A VENEZIA è il secondo disco per la band siciliana Nadiè , prodotto da Terre Sommerse / La Chimera Dischi e uscito a Febbraio 2017. Un nuovo lavoro molto forte a livello di contenuti che la band definisce come un disco rock sulla rabbia, in particolar modo  nei confronti di molti aspetti della nostra società. La rabbia, questa conosciuta, è vissuta e proposta dai Nadié come  carburante che ci permette di schiodarci dal divano e fiondarci nel mondo reale. Scendere in strada e cambiare le cose. Non lo fa più nessuno d’altronde, perché restiamo tutti in casa, collegati, connessi in wifi, col mondo in una mano. Ma soli. Perennemente. Soli. Ascoltando il disco, finalmente, potremo retrocedere a quando ci si sporcava le mani, a quando si pensava ai nostri nonni e alle loro schiene rotte per darci quello che abbiamo oggi. La rabbia di vivere onestamente e credere nel futuro costruttivo che alimenta le coscienze.

Con il cinismo controllato  di una generazione disincantata, i Nadiè propongono dieci splendide canzoni che sorprendono e catturano, che cantano questa nostra Italia come se fosse una grande provincia in cui non c’è bisogno di inventar nulla perché quello che c’è basta e avanza per sentire tutto il rigurgito di amoralità e degenerazione etica che aggredisce finanche la cultura e la bellezza.

Dieci istantanee collettive e individuali creano un disco organico e aggressivo, nervoso e arrabbiato, ricco di canzoni che più che da temi, sembrano legate da sentimenti. Elettrici.

La title-track “Acqua alta a Venezia” è uno dei dieci brani che formano questo disco rock, un sigillo di ricordi passati che non rivedremo ripetersi mai più. In questo futuro che è diventato un problema, IL problema, perché vivere qui ed ora non basta, visto che come racconta Scuderi le nostre vite si sdoppiano troppo spesso, finendo per farci diventare sempre più cattivi e senza scrupoli.

Ogni brano è un’istantanea collettiva e individuale, una storia a sé, uno squarcio di verità più o meno onesta nel quale si applaude mentre tutto intorno muore, come si canta nel singolo radiofonico “Solo in Italia si applaude ai funerali”. Un crescente senso di inquietudine e testi spietatamente veri come tessere di un mosaico che si poggiano l’una sull’altra per creare un personaggio centrale, un corpo di bambino con un volto a testa di coniglio (come nella copertina) che ti fissa senza espressione.

Uno degli argomenti più caldi di Acqua alta a Venezia è la religione, affrontata da diversi punti di vista, tra cui quello più interessante è legato al capitalismo che trova la sua espressione massima nel singoloDio è chitarrista”. Un Dio capitalista che fa capo alle multinazionali che “si fanno i selfie con le croci“, a quelle dieci-quindici persone che ci telecomandano senza che ce ne rendiamo neppure conto. Immersi come siamo nel mondo finto dei social, dei cellulari, dei calciatori, delle scarpe alte e dei giornali. E poi anche della chiesa, dei fast food, delle chat e della fede falsa, delle cose dello stato e dello stato delle cose. Delle droghe e degli stati mentali di cui si canta e balla in “In discoteca”. Ma i Nadiè sono anche garbo, delicatezza, chitarre capaci di dipingere l’incapacità di affrontare le nostre paure, la distrazione dei rapporti, la velocità con cui ci prendiamo e ci lasciamo. Come conigli. “Conigli”, appunto, è un pezzo sull’assenza, sull’amore. Finito. Da un lato chi ama e dall’altro chi è amato. Ciascuno come “conigli alle finestre” che aggirano gli ostacoli e non li affrontano.

Bandiere a mezz’asta” è l’ultima traccia del disco: così si sentono  i Nadiè e così dovremmo sentirci tutti. Pieni di sdegno, offesi. Per quello che ogni giorno ci rubano: le opportunità, i nostri soldi, i nostri sogni, le aspettative. Per quello che non saremo mai e avremmo voluto essere.

L’album è un disco da ascoltare in loop, senza fermarsi mai davvero, magari di fronte ad una tazzina di caffè. Amaro. Ovviamente.

 

Cristina Carlà

 

 

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