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“Non so come sia cominciata questa guerra. È passato tanto di quel tempo. Una mucca rubata ai dinka dai soldati dell’esercito governativo, che poi i dinka si sono ripresi provocando una sparatoria e dei morti? Più o meno le cose saranno andate così. Naturalmente la mucca non era altro che un pretesto”. (Ryszard Kapuscinski, Ebano, 1998)

Gudwal arait è un messaggio di saluto che i Dinka si scambiano quando si incontrano.

Il Sud Sudan è lo stato più giovane al mondo, nato nel 2011 in seguito ad un referendum di autodeterminazione sancito dagli accordi di pace che nel 2005 hanno posto fine ad oltre vent’anni di guerra civile tra il governo sudanese di Khartoum e il Sudan People’s Liberation Army.

Dal Sud Sudan Nico Antolino preferisce portare con sé i volti, i colori e le abitudini di questo popolo. Lo fa con gentilezza, consapevolezza e rigore visivo: un’osservazione partecipante che gli consente di mettere il soggetto al centro dello scatto e di costruire insieme la scena.
Attraverso le sue fotografie offre uno sguardo attento sulla vita quotidina e sul rapporto speciale che il popolo dinka, il maggior gruppo etnico del Sud Sudan, intesse da sempre con le vacche dalle grandi corna con oltrecento le parole per distinguere i bovini a seconda del colore, della sfumatura e della stazza.

Gli scatti raccontano in modo fedele di questo popolo nilotico, semi nomade, il cui nome “Dinka” significa appunto “persone”: i soggetti fotografati si lasciano ritrarre in pose ieratiche e piene di dignità, sfoggiano i propri abiti migliori indossati durante i momenti di festa e di socialità e mostrano le cicatrici ornamentali sui propri volti.
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Nico Antolino
Classe 1979 si divide tra lavoro e viaggi. Dopo un primo approcio alla fotografia analogica e allo sviluppo e stampa in camera oscura, nel 2014 si avvicina alla fotografia digitale.

A cura di Laura Tota
Opening ore 18:30 vernisssage

dal 25 febbraio al 25 marzo

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