È dalla metà dell’Ottocento che, grazie a medici come Pasteur, Semmelweiss e Lister, comincia ad affermarsi l’importanza e l’esigenza di disinfettare gli strumenti e le stesse mani di chi interviene sul corpo dei pazienti. Da allora, per fortuna, le cose sono cambiate e oggi ci sono strumenti sempre più innovativi per ridurre i rischi derivanti da contaminazioni di ogni tipo.

I nomi di Pasteur e Lister occupano senz’altro un posto di rilievo nell’ambito della scienza medica, soprattutto per i risvolti che le loro intuizioni e le loro idee hanno avuto negli sviluppi successivi di queste pratiche. Se il francese ha dato addirittura il nome alla tecnica della “pastorizzazione”, ancor oggi utilizzata, il chirurgo scozzese è considerato l’inventore nonché più autorevole divulgatore del metodo di antisepsi. In entrambi i casi, l’idea di base è che i germi patogeni sono presenti ovunque, e pertanto fattore di rischio in caso di operazioni chirurgiche.

Una vera rivoluzione. È stato dunque dalla metà dell’Ottocento che la pratica di utilizzare disinfettanti sia nella pratica della medicina che in sala operatoria ha cominciato (per fortuna) a diffondersi, arrivando poi al giorno d’oggi alla creazione di macchine sempre più moderne e tecnologiche per raggiungere questo risultato.

Il procedimento è quello della sterilizzazione, ovvero un insieme di tecniche chimiche o fisiche che consentono la completa eliminazione o distruzione di forme di vita microbica, o per rendere improbabile la sopravvivenza dei microrganismi, incluse le spore batteriche; per la precisione, in ambito medico un materiale viene definito sterile se il suo livello di Sal (la soglia di sicurezza di sterilità) è inferiore a 10−6. Il che, tradotto, significa che c’è meno di una probabilità su un milione di trovare un microrganismo vivo sulla sua superficie.

Come si sterilizza. In genere, i mezzi fisici sono rappresentati dal calore (che continua a essere quello più frequentemente usato), dai raggi ultravioletti e dalle radiazioni ionizzanti. Il calore può essere utilizzato attraverso applicazioni a fiamma viva oppure con l’incenerimento di materiali contaminati da distruggere, nonché con una macchina specifica che si chiama autoclave. Il processo di sterilizzazione in autoclave è ancora oggi quello più efficace nell’ambito delle procedure a caldo, grazie alla possibilità che offre questo contenitore metallico a chiusura ermetica, in grado di produrre temperature di 121 gradi senza che i liquidi vadano in ebollizione, consentendo di sanificare materiali come garzeoggetti in plastica e in gomma, terreni di coltura per batteri.

Sterilizzazione a secco o a vapore? Le autoclavi e in genere gli apparecchi di sterilizzatore a vapore, però, spesso si rivelano di uso poco pratico anche per le loro dimensioni; ecco perché continuano a essere diffuse le macchine per la sterilizzazione a secco, che invece uniscono i vantaggi di sicurezza con quelli di praticità. Sull’ecommerce di Medisanshop, portale specializzato nella vendita di prodotti elettromedicali e sanitari, è possibile visualizzare un ampio catalogo di sterilizzatrici a secco, che consentono di raggiungere l’obiettivo attraverso il contatto dell’oggetto con aria calda che agisce per ossidazione dei componenti cellulari.

Strumenti pratici e compatti. Queste macchine compatte nascono proprio per soddisfare l’esigenza di avere a disposizione una apparecchiatura che abbia comunque la stessa sicurezza ed efficacia dei modelli di maggiori dimensioni. Gli interni sono generalmente in acciaio inox 18/8, per aumentare la robustezza, e alcuni tipi sono anche dotati di doppio termostato per il controllo della temperatura, così da evitare i rischi connessi da anomalie nel funzionamento di uno di questi strumenti. Non mancano, comunque, anche macchine più grandi, come la sterilizzatrice ad aria calda completamente automatica, che presenta ben 4 vassoi, così come soluzioni ancor più specifiche per gli utilizzi in ambito ambulatoriale.

La sterilizzatrice a biglie di vetro Gima Quick rappresenta, in questo senso, la risposta alla richiesta di una larga fascia di utenti, grazie alla possibilità di sterilizzare in appena due minuti strumentario chirurgico, lime, specchietti e sonde, e in 3 minuti altri strumenti come pinze e curettes, raggiungendo una temperatura costante di 230°C e distruggendo tutti i microorganismi presenti.

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