Lello Savonardo 2Può un album assumere il compito educativo spesso associato ai saggi? Ci prova Lello Savonardo con il concept album “Bit Generation”.

Nato prima come libro, “Bit Generation. Culture giovanili, creatività e social media” (FrancoAngeli, 2013), e poi come ciclo di seminari con artisti (tra cui Jovanotti e Roy Paci) e trasmissione radiofonica, “Bit Generation” diventa ora album.

Accompagnato da artisti e studiosi quali Edoardo Bennato (che firma il testo de “L’Equilibrista” e suona l’armonica in due brani), Gennaro T e Mario4mxFormisano degli Almamegretta, Maurizio Capone (che interviene con il suo sound ecologico nel “Sole della Tribù”), il percussionista/rapper/attore Ciccio Merolla, il dj Danilo Vigorito (che firma la versione dub di “Bit Generation”), il rapper e DJ di Radio Deejay Gianluca Tripla Vitiello, il bluesman Gennaro Porcelli, il premio Tenco Giovanni Block, e dal guru della comunicazione ed erede intellettuale di McLuhan, Derrick de Kerckhove (che recita alcuni versi del brano “Always on”, ispirato alle sue teorie sulle culture digitali), con “Bit Generation” Lello Savonardo racconta l’universo giovanile tramite le canzoni, con particolare attenzione ai mutamenti sociali, culturali e tecnologici.

Di seguito un po’ di riflessioni (contenute nel booklet) sull’album e sull’argomento:

Bit Generation di Lello Savonardo
La Bit Generation si nutre e si esprime attraverso la software culture. I giovani, ‘figli dei fiori virtuali’, navigati navigatori di internet, per i quali il mutamento accelerato non è una semplice realtà, ma un dato prestabilito, sono tra i principali fruitori delle tecnologie digitali. Sempre connessi, always on, attraverso i nuovi strumenti interattivi le nuove generazioni comunicano, si esprimono e danno vita a linguaggi creativi e produzioni culturali inedite. Negli anni Sessanta, Beat esprimeva ribellione, battito, ritmo. Oggi, Bit è connessione, condivisione, partecipazione. Le canzoni dell’album, attraverso suoni, parole, ritmi ed emozioni, raccontano il mutamento culturale e sociale, i linguaggi, le forme di comunicazione e i disagi delle diverse generazioni, di ieri e di oggi. Un viaggio sonoro percorso insieme ad alcuni artisti ed esperti, che hanno contribuito alla realizzazione dei brani del disco e condiviso le proprie emozioni e riflessioni negli scritti riportati in questo booklet. Testi connessi con le canzoni di Bit Generation.

Generazione Always on di Derrick de Kerckhove
La generazione always on vive in una sorta di dialogo incessante con il mondo. È una generazione iperstimolata,  immersa nell’informazione e nella connessione, in una dimensione allo stesso tempo globale e geo-localizzata. Ovunque si trovino, i giovani sono potenzialmente in contatto con spazi e luoghi “altri”, sempre connessi. È una generazione che ha bisogno di far circolare e ricircolare informazioni ed emozioni dalla mente biologica a quella delle reti. La Bit Generation si affida alla connessione con ipertesti colmi di riferimenti e tag, il cui centro è costituito da altri utenti, da uomini e donne, da persone. Oggi la connessione diviene rassicurazione del fatto che siamo parte del mondo e che il mondo fa parte di noi. Uno smartphone, un qualsiasi altro dispositivo mobile, un anello al naso virtuale diviene microfono delle parole e dei pensieri degli altri, che scorrono sottopelle e nelle nostre vene.

..in equilibrio sul filo di Edoardo Bennato
L’uomo contemporaneo, sospeso sul filo dell’esistenza, nel grande circo della vita, dove la sfera pubblica si sovrappone sempre di più alla dimensione privata, vive tra l’incertezza e l’apparire, tra dubbi e mutamenti, con un’unica “consapevolezza”: lo show deve andare avanti, con le sue regole e il suo pubblico, tra rulli di tamburi e luci abbaglianti. L’artista, come anche l’uomo comune, è immerso nella società dei media e della comunicazione. Il “circo mediatico” e la ricerca del consenso sono una droga a cui non riusciamo a rinunciare, nonostante i mille dubbi, continuiamo a camminare su un filo, sospesi tra sogno, illusione e realtà. Un filo che unisce le emozioni e le sfide del “cantautore” e dell’uomo occidentale, ma anche l’esigenza di riconoscibilità e visibilità, secondo le regole del gioco dello starsystem, del potere dei media e della società contemporanea.

Dal Napule’s Power alla Bit Generation di Renato Marengo
Negli anni Settanta, grazie ad artisti come Edoardo Bennato e Pino Daniele, stimolo ed esempio per i giovani di allora, la scena musicale partenopea diede vita a quel movimento di suoni e di protesta che definimmo Napule’s Power, caratterizzato da originalità, impegno sociale, innovazione e contaminazioni culturali. Un movimento che ha influenzato il panorama musicale nazionale e che oggi vede nei rapper, nei nuovi “poeti urbani” della Bit Generation, una nuova forma di protagonismo musicale, culturale e sociale. Molte delle novità della nuova musica italiana, i versi, i ritmi, le melodie, le sonorità elettroniche, provengono in gran parte dal centro del Mediterraneo e dal Sud Italia. In questo scenario si inseriscono cantautori motivati che continuano a percorrere, con rinnovato vigore, la strada dei grandi maestri.

Le tecnologie digitali e la Bit Generation di Gennaro T (Almamegretta)
La tecnologia ha sempre modificato radicalmente la vita dell’uomo e dell’ambiente che lo circonda. Senza di essa ormai non possiamo più vivere. E ogni generazione è connotata da un processo tecnologico preciso. Le ultime leve sono state investite in pieno dall’avvento della tecnologia digitale che sta modificando profondamente il modo di lavorare, di comunicare, di divertirsi, di produrre cultura e arte, di informarsi e quant’altro. Ma resta decisivo che la Bit generation riesca ad usare i vari e molteplici utensili che offre il codice binario, con curiosità, occhi ben aperti e creatività. Perché, come sempre, il medesimo strumento tecnologico, può essere occasione di liberazione o di oppressione nello stesso identico momento. Il confine tra questi due opposti è veramente molto labile.

Tribù di Maurizio Capone
Tribù è sinonimo di primitivo, selvaggio, natura, tamburi, terra. Tutti elementi in cui mi riconosco. Evoca un’epoca lontana ma descrive perfettamente le realtà giovanili, i gruppi che condividono ideali e le diverse aree musicali. Mi rapporto al mondo che mi circonda in modo tribale. Ho istintivamente costruito un sistema artistico ispirato ai principi delle società naturali sfruttando i rifiuti urbani per costruire i miei strumenti. Altrettanto tribale è il rapporto con le mie origini geografiche e culturali da cui parte la mia costante ricerca della musica del futuro. La tribù genera vibrazioni positive che si diffondono oltre i propri confini e suggeriscono alternative possibili al pensiero dominante. La musica nasce dalla strada, dai movimenti giovanili, dai contatti fisici, dagli scambi di idee e dalle contaminazioni culturali. Non nasce in televisione, nelle case discografiche o dalle mani dei produttori, che arrivano sempre dopo, quando i fenomeni esistono già. Non si potrà mai fare a meno del contributo delle tribù, del sano senso di appartenenza che conferisce valore all’incontro tra culture diverse, generando nuove tribù con un DNA più forte.

Nella Rete dei nuovi padroni di Gianluca Tripla Vitiello
I nuovi padroni sono i nostri padroni, e non mi riferisco solo al potere delle multinazionali ma anche a chi sfruttando l’enorme potenzialità della Rete ha aumentato il controllo sulle nostre vite e sul nostro destino. Gli effetti imposti del cambiamento digitale sono stati superiori alle aspettative: il lavoro, il tempo libero, gli affetti, la protesta sociale, i nostri stessi sogni sono fortemente influenzati dalla presenza della Rete. Chi sognava un mondo dove Internet potesse dar luogo a un sistema egualitario di conoscenza e opportunità per tutti è stato disilluso. Oggi i nuovi padroni si chiamano Google,Youtube, Facebook, Twitter, Apple, Amazon. Certo nessuno di noi vorrebbe tornare indietro, conosciamo bene i benefici che il cambiamento tecnologico ha portato in questa nostra esistenza 2.0. Il potere della Rete però non è solo innocente e le conseguenze riguardano tutti. Il progresso è tale se ne restiamo noi i “padroni”, liberi nelle nostre scelte quotidiane e protagonisti consapevoli delle trasformazioni tecnologiche.

La rivoluzione silente della Bit Generation di Alex Giordano
La Bit Generation è tra noi e sta conducendo una grande, rapida, radicale rivoluzione che sta cambiando le regole del gioco. Contrariamente da quanto ipotizzato, i giovani della Bit Generation utilizzano le tecnologie per dare vita ad una nuova forma di partecipazione – attiva, democratica, volontaria e solidale – in grado di imprimere un nuovo significato al concetto di “innovazione”.  Contemporaneamente  si sta diffondendo la percezione che l’economia corporativa spesso agisca come un blocco all’innovazione, rafforzando il controllo sui saperi comuni con brevetti ed altre forme di proprietà intellettuale; oppure che la direzione dell’innovazione promossa dalle grandi società non sia quella “giusta”: abbiamo veramente bisogno di modelli di automobili ancora più raffinati o di hamburger McDonald al pecorino?  Ma soprattutto, vale ancora la pena pagare un conto sempre più salato in termini di distruzione ambientale e ineguaglianza sociale, a causa di una continua espansione dei piacere consumistici, in sé sempre meno eccitanti? Bit Generation non è solo un disco, un libro, un ciclo di seminari. Ma un progetto culturale che lancia un ponte tra generazioni, crea consapevolezza, fornisce strumenti di conoscenza per interpretare la contemporaneità e comprendere il senso che assumono le tecnologie, per uscire, tutti insieme, dal “fallimento” del presente.

..e il tempo passa di Claudio Poggi
Il tempo passa è una frase che può assumere vari significati: positivi, negativi, fluidi, immobili, definitivi, in progress, così come l’età di un uomo, come il suo aspetto, il suo carattere, il suo modo di amare, di crescere…di comunicare. Non è un caso che la musica sia uno degli strumenti per determinare e segnare questa dimensione estremamente importante nella vita di un uomo, ma anche abbastanza impercettibile. La composizione di un Artista realizzata in anni giovanili ma rivista e ricostruita con altri codici, in altre circostanze, con altri suoni e con un diverso arrangiamento, determina un nuovo modo di comunicare pur mantenendo la stessa anima, la stessa ispirazione, lo stesso sentimento. Non è un caso che in questo album sia presente la composizione di un giovane artista, con tante speranze, tante convinzioni e tante aspirazioni che oggi si sono trasformate, hanno trovato altri obiettivi e altre fonti di ispirazione. Io l’ho conosciuto, l’ho accompagnato per diversi anni nel suo cammino artistico, ascoltandolo ed incoraggiandolo anche quando le sue nette convinzioni stavano per vacillare, ed oggi l’ho ritrovato in uno di quei brani che più degli altri segnano quel tempo che passa, ma che non trasforma anzi sottolinea  la sua anima artistica..

BOOKLET_PDF-01Questi invece i commenti ai brani:

1) Bit Generation apre e chiude l’omonimo disco di Lello Savonardo, con la duplice versione: il dub del dj Danilo Vigorito (il singolo) e il mix originale dall’andamento reggae, penultima canzone dell’album (prima della Ghost track). Il brano racconta le nuove generazioni che comunicano, si esprimono e danno vita a linguaggi creativi, attraverso le tecnologie digitali. “Figli dei fiori virtuali”, navigati navigatori di internet, “poeti urbani”, “selfie in cerca di un’identità”, giovani sempre connessi e  socialmente impegnati, che “scendono in piazza se la gente muore”, con una loro “visione”, “al di sopra di ogni regola e religione”.

2) Always On, che si apre con versi pronunciati da Derrick de Kerckhove, guru della comunicazione ed erede intellettuale di McLuhan, esprime la condizione dell’uomo contemporaneo, “iperattivo”, “interattivo”, “sempre connesso”. Oggi la connessione diviene rassicurazione del fatto che siamo parte del mondo e che il mondo fa parte di noi. Ovunque si trovino, i giovani sono potenzialmente in contatto con spazi e luoghi “altri”. Uno smartphone, un qualsiasi altro dispositivo mobile, “un anello al naso virtuale” diviene “microfono delle parole” e dei pensieri degli altri, che “scorrono” sottopelle e nelle nostre vene.

3) Il Tempo Passa esprime il mutamento, i cambiamenti, la consapevolezza del tempo che scorre inesorabilmente, al di là delle emozioni, del dolore, dell’amore, tra “i rumori” e “i colori del mondo”, “fuori e dentro” ognuno di noi.

4) L’Equilibrista, il cui testo è firmato da Edoardo Bennato, che suona anche l’armonica nel brano, racconta la condizione dell’uomo occidentale, ma anche dell’artista, “sospeso sul filo” dell’esistenza, nel grande circo della vita, dove la sfera pubblica si sovrappone sempre di più alla dimensione privata, tra l’incertezza e l’apparire, tra dubbi e mutamenti, con un’unica consapevolezza: “lo show deve andare avanti”, con le sue regole e il suo pubblico, “tra rulli di tamburi e luci abbaglianti”.

5) I Nuovi Padroni  “hanno nuove ragioni, contro tutte le rivoluzioni”. “Padroni” che hanno assunto nuove sembianze e che con “sguardi invitanti e parole spesso concilianti”, attraverso il potere delle multinazionali ma anche della Rete e delle nuove forme di condizionamento sociale e politico, controllano le nostre vite e il nostro destino. Il brano vede la partecipazione del rapper e dj di Radio Deejay, Gianluca Tripla Vitiello.

6) Il Disegno di Manara, con la partecipazione del bluesman Gennaro Porcelli, racconta l’incontro con la donna ideale, seducente e surreale. Come nei disegni del famoso fumettista, il brano esprime per immagini un’interazione sensuale e travolgente. Fino a quando non sopraggiunge il dubbio: è una donna “vera”…o forse solo “un disegno di Manara?”.

7) Spread Emozionale, brano in cui Edoardo Bennato suona l’armonica, descrive un divario generazionale ed emozionale e racconta le nuove generazioni di “belli e dannati…disorientati, disincantati e fuori dai giochi”. Una “meglio gioventù” che non ha le prospettive del “boom” e dello sviluppo economico, ma vive nell’incertezza, in una costante crisi di punti di riferimenti.

8) Parla Parlami, una canzone d’amore e passione, di tensione ed inganno. Una danza che invade i pensieri, i desideri, i piaceri e nutre l’immaginario. “La tua bocca mente spudoratamente, ma la mia passione ragione non sente” è il verso che ne svela l’essenza. Il brano vede la partecipazione di Ciccio Merolla alle percussioni.

9) Il Sole della Tribù, con la produzione artistica e la partecipazione di Maurizio Capone e il suo sound ecologico, come altri brani del disco, si sofferma sui temi della comunicazione e pone al centro dell’attenzione la televisione, il “Sole” delle tribù contemporanee che ha generato modelli culturali e valoriali caratterizzanti le culture di massa, determinando nuove forme di persuasione collettiva.

10) Messaggi Segreti, con la partecipazione di Gennaro T e Mario4mxFormisano degli Almamegretta, esprime, nell’era digitale e della comunicazione istantanea, tra sms e tweet, il bisogno di forme di interazione profonde che si nutrono di emozioni, di “segreti, parole, paure, bugie”. “Messaggi segreti.. nascosti sul fondo di una bottiglia che sul mare galleggia..”

11) Ridicolo, con la partecipazione di Giovanni Block, racconta i turbamenti dell’artista, dell’outsider, che vive “fuori controllo” e “senza tempo”, “nel suo sogno”. Fuori dalle regole del sistema, “tra follia e paradiso” viene additato e ridicolizzato dai “volti sorridenti” di chi non accetta il “diverso”.

– Eccessivo Sarò, ghost track dell’album, eseguita dal vivo con gli arrangiamenti di Antonio Solimene, riporta il suono ad una dimensione analogica, richiamando il fruscio del vinile e una profondità che l’esecuzione live suggerisce. Un ritorno a sonorità senza tempo e con un testo che racconta il desiderio di trasgressione, come risposta e rimedio ad “una noia volgare che non perdona mai”, con espliciti riferimenti all’Ultimo tango a Parigi di Bertolucci.

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biografia non autorizzata d’una coi capelli bordò e d’uno coi ricci marrò che dovevano amarsi e poi il t9 della vita maledetto non avevo capito,non hai capito, ti scrivo o non ti scrivo, forse è meglio se non ti scrivo,squilla uozzap e spero sia tu, ma non sei tu. sottotitolo: facciamo come i numeri che prendono in prestito le decine e non si vergognano.

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