Che cosa avranno provato quella mattina del 28 dicembre 1962 i due giovani genitori di Michel Petrucciani ascoltando le parole di un medico francese che annunciava loro la malattia del proprio neonato? Osteogenesi imperfetta ovvero “sindrome delle ossa di cristallo”. Chi avrebbe scommesso qualcosa su questo corpo deforme? Quasi nessuno. Ma mentre il suo corpo si modificava con l’avanzare degli anni, le sue mani restavano intatte, di dimensioni normali.
Un fenomeno strano: un omino dal corpo minuscolo e dalle mani così grandi.

A contatto col padre, un famoso chitarrista jazz, Michel capisce senza ombra di dubbio, all’età di quattro anni, quale sarà la sua strada: il pianoforte. 1966, Duke Ellington è in Europa per tenere concerti insieme con Ella Fitzgerald e trova il tempo anche per alcune apparizioni televisive: Il piccolo Petrucciani indicando lo schermo esclama: “Io suonerò quello strumento!” I genitori decidono allora di regalargli un pianoforte giocattolo che Michel, dopo due giorni, distrugge con un martello. «Adesso posso avere un piano vero?» .

Eccolo, un “verticale” un po’ logoro ma che suona bene. Michel non arriva alla pedaliera e non vi arriverà mai. Tommy Petrucciani allora s’inventa una pedaliera di rinvio che permette al “piccolo” pianista di avere i pedali molto più in alto del normale.

Guardando Petrucciani al pianoforte, il primo senso a essere colpito è la vista: novanta centimetri d’altezza, ventitré chili di peso, occhioni neri, intelligenza acuta e cuore di enorme sensibilità. S’immagina che non possa mai arrivare alle estremità della tastiera, ma non è così: Petrucciani ha mani formidabili ed una tale forza nelle braccia da eseguire i “soli” su tempi impossibili…

Muore a New York il 6 gennaio 1999 a 37 anni in seguito a gravi complicazioni polmonari e giace sepolto al cimitero parigino di Père Lachaise accanto alla tomba di Fryderyk Chopin.

Total
75
Shares

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*