L’emergenza rifiuti è sotto l’occhio di tutti.

Le discariche chiudono, sono al collasso, si scaricano le responsabilità.

Sembra, soprattutto nelle emergenze, ovvia la necessità dell’individuo di procedere passivamente perdendo tempo nel chiedere o incolpare. Allo stato attuale delle cose è necessaria un’azione collettiva volta all’assunzione della responsabilità.

Siamo al sud, con grande rammarico, molto indietro con la raccolta differenziata o con le iniziative all’utopica riduzione dei rifiuti. Forse troppo poco motivati, informati, privati di fantasia per capire che un Mondo a rifiuti zero può davvero esistere. Ed è quello che io vorrei si costruisse.

La rivoluzione culturale, ma qualsiasi tipo di rivoluzione, può nascere dall’idea della collettività ed uguaglianza. Dall’accettazione che il concetto di diversità, seppur reale, non può essere sempre accolto. Siamo ancora troppo restii ad ammettere l’identità collettiva e la proprietà universale dell’ambiente e del patrimonio. Dobbiamo partire da un concetto fondamentale: ogni atto che tende agli altri o al tutto ci riabilita come parte del tutto. Il richiamo quotidiano al nostro essere soggetti frantuma l’assoluto.

Ci sono uomini e istituzioni che oggi vogliono spiegare dove sia la colpa e dove l’inganno. Assecondare una o l’altra corrente non ricerca la verità, ma procrastina le soluzioni. La realtà oggi sta nell’immaginazione, nell’esempio e non nei fatti. In un’ipotesi immaginifica di un altro dito puntato verso l’alto, quello platonico che sostituisca Cattelan.

Si riportano qui piccole e poche regole per una corretta differenziazione dei rifiuti.

Per il resto si augura un recupero della fantasia.

AB

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