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“Non ricordo un giorno senza i colori, la matita e le penne colorate in mano. Semmai dovessi identificare un luogo dove è nato il mio iperuranio, questo è sicuramente la tenda. Mia madre mi costruiva una tenda quando ero piccola, una sorta di mondo tra due sedie e un plaid. Mi mettevo giù e inventavo, disegnando. Un giorno ero una maghetta in cerca di un talismano. L’altro giorno una strega. Credo ancora di esserci dentro quella tenda, di non esserne mai davvero uscita. E a dirla tutta, non ne ho neanche tanta voglia”. 

Lei è Iaia, o meglio Grazia Giulia Guardo, ma sul web è conosciuta come Maghetta Streghetta. Se volessi darle una definizione precisa non ci riuscirei. Mi verrebbe da dire: polivalente, versatile, eccentrica, poliedrica e multiforme. Disegna, scrive, fotografa, cucina e sta realizzando una vera e propria rivoluzione mediatica.

“Non per falsa modestia, ma non so se di successo si possa parlare. Di tantissima interazione sì. Sul web ho centinaia di contatti giornalieri. Mi rendo conto con enorme stupore ogni giorno che un semplice pasticcio può veicolare messaggi importanti. La cosa più lampante però è solo una: si ha ancora voglia di sognare. E molta. Non vi è un’età, anzi. Il mio standard di amici che mi seguono, perché detesto il termine followers, è molto alto e sicuramente identificabile nella fascia dai 25 in sù. La fascia dei ventenni pare appartenere principalmente al mondo del trucco e della bellezza in termini “di rete”, intendo. Mi commuove leggere di donne piuttosto adulte che si avvicinano al web e che mi consigliano, avvolgono in abbracci e stanno vicino nei momenti duri. Le persone adulte sognano molto di più. I miei progetti visivi e fotografici sono dodici al momento e molti hanno correlazioni tra cinema e cibo – viaggi e cibo- illustrazioni e cibo. Il cibo è il mio mostro. Sto cercando di farci pace e farlo girare intorno al mondo. Fargli vedere qualche film. Disegnare un po’ con lui. Chissà se riusciamo a diventare amici”. 

original_libro-di-cucina-maghetta-streghettaDefinirla una disegnatrice sarebbe riduttivo. Maghetta Streghetta colpisce soprattutto per la capacità magica di trasmettere con i propri disegni, rappresentazioni fotografiche o grafiche, il desiderio di immergersi in un mondo incantata lontanissimo da quello in cui ci troviamo. Ha dodici Progetti Visivi Fotografici e più di dodici siti. L’ ennesimo traguardo è stato raggiunto dalla pubblicazione del libro di cucina nato dal blog Gikitchen che si intitola Le Ricette di Maghetta Streghetta, un connubio di amore per l’arte culinaria, ingredienti commestibili, ricette e disegni.

Provengo da una famiglia di grandi disegnatori – ha raccontato Iaia –  ed io sono la peggiore in assoluto. L’ambiente in cui sono vissuta è stato sicuramente determinante; senza contare che la mia mamma riesce a trasformare un divano in comodino e un comodino in una barca. E’ una trasformista. Disegna, progetta e non sta mai ferma. Mio padre ha un’azienda di materiale elettrico. Il sogno di papà è vedere realizzati i miei sogni. Il mio quello di renderlo orgoglioso di me quindi il mio mestiere è questo. Realizzare sogni. Nonostante tutto”. 

Ho chiesto alla talentuosa Grazia Giulia Guardo se avesse realizzato tutti i suoi sogni e la risposta, da vera idealista, è stata: “Eh. No. I sogni si moltiplicano come un virus. Quando ne hai ottenuto uno nell’iperuranio spunta l’idea di un altro e un altro ancora. Quando non se ne realizza uno poi è lo stesso. Non vi è voglia di fare solo in seguito a vittorie, anzi. E’ dalle sconfitte che si sogna ancora di più”. 

Un incontro interessante nella sua pacata semplicità, che svela quanto possa essere importante il talento ma necessaria la voglia di sognare, immaginare, modificarsi e crescere costantemente. I progetti di Iaia sono davvero tantissimi e, come lei stessa riconosce, “dovrei smetterla di accumulare e cominciare a smaltire, ma proprio non riesco. Sono una sognatrice stakanovista insonne che si concede davvero pochissimo tempo”. Nell’attesa che possa realizzare i propri di sogni, a noi non resta che immergere i nostri tra uno scarabocchio e una punta di colore.

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