Il saggio di Huxley, scritto nel 1956, si configura come resoconto a posteriori di un’esperienza conoscitiva insolita, che spezza le briglie del comune ragionamento sistematico. Egli indaga il rapporto tra uomo e realtà sotto l’effetto della mescalina, sostanza allucinogena presente nella peyote, un cactus originario dell’America latina, usato sin dall’età preistorica per riti religiosi e sciamanici. L’indagine di Huxley, a metà strada tra scienza, filosofia e religione, è tesa a catturare l’essenza segreta delle cose che si manifesta in quelle che egli definisce “brecce nel muro”, intendendo con questa espressione di H.G. Wells ogni forma di evasione dai vincoli mentali e culturali del quotidiano. Genesi e natura di tali scorci sull’essere possono essere varie: meditazione, sport, arte, alcol, droghe… anche se in tutti i casi si tratta di esperienze parziali, con diversi risvolti più o meno negativi. Huxley, nello stato d’allucinazione, descrive una specie di mondo alla rovescia, in cui le categorie del reale considerate essenziali, quali lo spazio e il tempo, perdono il loro primato in favore di altre, come ad esempio il colore. Bellissima la descrizione di drappeggi e tessuti in cui si riflette l’ordine cosmico, da quelli dipinti nei quadri alle pieghe dei propri stessi abiti. L’autore, riprendendo l’idea del filosofo C.D. Broad già enunciata da Bergson, afferma che percezione e memoria hanno una natura eliminativa, nel senso che chiunque è in grado di ricordare tutto ciò che gli è accaduto e di percepire tutto ciò che accade nell’universo, ma il cervello tende ad eliminare ricordi e percezioni che sono inutili nella pratica. La mescalina, senza apportare danni all’organismo, è in grado di alterare la “valvola cerebrale di riduzione”, inibendo l’apporto di zucchero al cervello; in tale situazione l’Io tende ad ignorare le azioni necessarie e si approda ad una condizone di Non-Io in cui in alcuni casi si possono avere percezioni extra-sensoriali, in altri si scopre una bellezza irreale e in altri ancora si arriva addirittura alla rivelazione dell’esistenza nuda al di là di ogni concetto. L’assunzione di mescalina, quindi, rende prossimi all’estasi, ad una conoscenza “pura” che trascende l’empirico, per questo in passato era strettamente legata ai più vari culti. Huxley affronta anche la questione del linguaggio e del verbalismo, affermando la necessità di guardare il mondo prescindendo dai concetti e dalle parole. Egli si fa esperimento per dimostrare le potenzialità della mente umana e dare una risposta possibile alla sete di conoscenza che dall’inizio dei tempi ha reso l’uomo, in quanto parte del Tutto, inconoscibile a se stesso.”L’uomo che ritorna dalla Breccia nel Muro non sarà mai proprio lo stesso uomo che era andato: sarà più saggio, ma meno presuntuoso, più felice, ma meno soddisfatto di sè…”

 

Delia Cardinale

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