Perché possono guardarti, anche tu puoi, ma non con lo stesso piacere.
Invidio il mare, il mare caldo dell’estate.
Perché lo hai posseduto fin da bambina ma ancora lo desideri.
Invidio i piatti, i piatti di casa mia che ti offri di lavare dopo pranzo.
Perché in genere lo fai con i guanti, ma da me non ci sono.
Invidio la musica, la musica che ti emoziona.
Perché sa toccare al primo colpo i tasti giusti, io invece ne provo mille diversi.
Invidio le piastrelle, quelle della tua doccia.
Invidio l’acqua che ti scivola addosso.
Invidio il phon che va tra i tuoi capelli.
Invidio lo strato millimetrico di colore delle tue mesh.
Invidio molte cose. Ad esempio invidio me. Perché c’è una Grande Bellezza, che è un corpo unico, ed ogni sua ruga è un’opera d’arte.
Tu sei una ruga.
Invidio molte cose. Ad esempio invidio tuo nonno. Perché ti portava con sé nel cestino della bici.
Invidio la bici, anzi, il cestino.
Invidio le pigne che raccoglievi.
Invidio molte cose. Ad esempio invidio tutti e diciannove i muscoli che servono al tuo sorriso per aprirsi. Li ho contati una sera che dormivi e sognavi, chissà che sognavi per sorridere. Invidio il sogno.
In che guaio mi sono cacciato.
Raffaele Montesano

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