Beatrice, Il Sogno e L'abbacchio

Il mio sguardo andò subito alla donna la quale faceva del tutto per attirare la mia attenzione, mi avvicinai per vedere, mi accolse con un sorriso, “ciao sono Beatrice tu come ti chiami” “Marcello”

 
La mattinata scorreva senza che me ne accorgessi, accanto a me una donna parlava ad alta voce, un timbro squillante, rideva allegra, aveva apparecchiato come se fosse la tavola della domenica, piatti ricamati di oro zecchino, calici di cristallo, al centro tavola un porta frutta di Capodimonte tutto era li per essere venduto. Il mio sguardo andò subito alla donna la quale faceva del tutto per attirare la mia attenzione, mi avvicinai per vedere, mi accolse con un sorriso,
“ciao sono Beatrice tu come ti chiami”
“Marcello”
stava ad un palmo dal mio viso e come ad un conoscente di lunga data, gesticolava ed era molto confidenziale, ad ogni battuta mi si buttava addosso, era limpida, naturale, non c’era niente di provocatorio, per questo mi piaceva, si faceva accettare cosi come è come un bignè che ti fa godere al primo morso e la crema te la senti riempire la bocca. Cominciò a parlarmi della sua vita. La sua boutique andata in malora per colpa di un marito spendaccione che si giocava tutto a carte e zoccole, quando ormai era sul lastrico lo lasciò, troppo tardi, mi raccontò delle comparsate e particine nei film a Cinecittà, era spigliata e con fare simpatico, da vera romana, ironica, rideva ad ogni sua battuta, come se già la conoscesse, detta e ridetta, aveva conosciuto tanta gente del mondo dello spettacolo, Fellini, Mastroianni, De Sica, e tanti altri con loro aveva diviso serate, mi offri un bicchiere di vino, lo bevvi senza pensare che ero a digiuno.
Nel frattempo mi si avvicina una ragazza graziosa e chiede
“di chi è questo cane” il mio rispondo,
“questa mattina è venuta mia figlia con la nostra cagnolina ed ha visto che gli piacevano i croccantini del vostro cane”
“Quindi”, di rimando gli dico.
“Vorrei sapere che marca sono”
“non so che marca è, sono solo croccantini”
mentre parlava ci guardavamo negli occhi e vedevo i movimenti di quella bocca, i nostri sguardi si intrecciarono come l’edera intorno ad un albero, tutto pensavo meno che ai i croccantini del mio cane, occhi celesti capelli castano chiaro, mossi, una bocca perfetta come la pietà di Michelangelo, mi imploravo pietà perché quella visione non poteva essere che una futura sofferenza, un sorriso spontaneo come una poesia stampata sulla pagina di un libro, solare, ero ipnotizzato. In queste occasioni non ci si arrende a costo di sbattere la testa contro un muro. Solo le nostre menti parlavano in silenzio, una voce lontana diceva
“ci devi mettere della pasta bianca cosi mangia di più”
“va bene” gli dicevamo, e lei
“ gli do dei croccantini che costano € 15/ 800 grammi, se non li mangia, l’abbacchio e il filetto”
“tu sei matta” gli dico,
“prendi questi per provare, dimmi come va, poi mi chiami, facciamo una cosa, quando compri l’abbacchio mi inviti e io ti porto i croccantini per il tuo cane”
“bene”
acconsente mi chiede il biglietto da visita che puntualmente gli do, felice sorridente promette di chiamarmi, “fammi sapere se mangia, chiama”. Il mio sguardo non la molla fino a quando scompare dalla visione.
Che paraculo che sei Marce’ te la sei mangiata con gli occhi, mi dice Beatrice che era li ad origliare, “no non è come pensi, gli dico”,
“nooo mica, lei mi risponde, che non ti ho visto, ammazzate sei proprio un paravento”
aveva ragione, non gli sfuggiva niente era abituata a queste cose.
“Te l’ho raccontato di quella volta che mi trovavo al Caffè de Paris”
“No dimmi”
“Ero entrata, c’erano tutti compreso Fellini e Mastroianni, erano inseparabili sempre insieme, le bottiglie di champagne scorrevano a fiumi, nella sala, piena di fumo, una nebbiolina bianca si levava su i tavoli pieni di strisce bianche uno sballo, la musica ti stordiva, forse era lo champagne che ti stordiva ad un tratto mi sono messa a ballare con tutti, mi giravano intorno, ed io ballavo, ballavo, sentivo il battito delle mani, vedevo tutto sfuocato, mi ritrovai a terra, mi ero levata tutto, uno strip, poi sentii una coperta avvolgermi, non ricordo più nulla solo che mi svegliai in un letto di uno sconosciuto.
Il suo parlare mi aveva stordito, forse anche il vino bevuto a stomaco vuoto, “ma che cazzo di vino ti bevi”, pensavo tra me mi ha stordito come una zampogna suonata dai pastori a Natale
Mi sedetti su di una sdraio e cominciai a vedere le cose che si muovevano, delle figure incorniciate si animavano e prendevano forma, l’ufficiale con la moglie che si misero a ballare, la modella distesa sul sofà tutta curve e culo mi fissa, le sue curve come colline Umbre, i suoi seni sodi come bocce, ed il fondo schiena tondo e bianco come la luna piena, sdraiata, in attesa di essere
fotografata, tutto penso meno che di fotografarla, le sue curve esagerate sono invitanti, impaziente mi chiama, mi stavo facendo le pippe mentali, non sapevo cosa fare.
Sono stordito tutto girava intorno a me, un sottofondo di voci, risate, schiamazzi, penso al vino che ho bevuto, a Beatrice, alla cagnetta, ai croccantini, all’abbacchio, a lei, alla telefonata, un vortice che non cessa solo quando sento uno scossone, mi sta chiamando Beatrice “ti sei appisolato” non aveva mai smesso di parlare per fortuna mi ero addormentato, si fa per dire, un incubo.
Chissà se la cagnetta ha mangiato i croccantini mi chiedevo, la telefonata non arrivò, addio “abbacchio” pensai dentro di me.
Ludovico Bellacosa

Galleria immagini

Vota questo articolo

Articoli correlati

Lascia un commento

Codice di sicurezza: iq6pp6

Pubblicato martedì 24 aprile 2012 alle ore 09:20.
Ultima modifica lunedì 30 aprile 2012 alle ore 09:19.
ego

Cerca nel sito

Calendario Eventi

Maggio 2013
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
           
< >

Iscriviti alla Newsletter