Se c’è una cosa che chiunque abbia mai preso una penna in mano, con la velleità di imbrattare fogli, deve al Maestro di Stratford, è la consapevolezza che con la scrittura si possa fare qualsiasi cosa. Creare mondi, far tornare in vita le persone, far accadere le cose, per quanto improbabili o impossibili esse siano. Un altro grande insegnamento risiede nel fatto che – affinché questo accada – il modo migliore è svincolarsi da sé stessi, raccontare le storie degli altri per trovare la propria lì dentro. Proprio lì, dove non ci si aspetta.

Tutto questo l’ho capito, in modo più o meno esplicito, da quando il Bardo mi ha folgorato la prima volta: ero al quarto anno del liceo scientifico, nel pieno di una crisi esistenziale da adolescente inquieto, convinto come tutti che le mie laceranti sofferenze borghesi fossero uniche al mondo e inarrivabili per gli altri; lui mi diede tutte le risposte che cercavo raccontandomi di dinastie nordeuropee e brama di potere. È stato forse allora che, più o meno inconsciamente, qualcosa in me ha deciso che avrei dato voce alle mie inquietudini mettendole in grembo a personaggi estranei.

Adesso, invece, ho capito un’altra cosa fondamentale: se in questo ho più o meno fallito è perché, a un certo punto, ho scelto la vita; ho preferito vivermi la mia, piuttosto che lasciarmi divorare da spettri di re danesi o di imperatori romani. Questo me l’ha rivelato, ieri sera, un film che inventa e cuce addosso al drammaturgo più famoso del mondo una storia e le sofferenze che, forse, appartenevano ad altri.

Non importa, dunque, se la vicenda narrata in Hamnet sia realmente accaduta, nella vita di Shakespeare, o se sia soltanto frutto della fantasia dell’autrice del romanzo da cui è stato tratto il film.

La cosa realmente importante è ciò che racconta: la potenza immensa e catartica della scrittura e del teatro. La sequenza finale del film ha la capacità e la potenza di riconciliarti col mondo attraverso l’arte: non è forse quello di cui abbiamo più bisogno, in assoluto, in questi tempi inquieti, fatti di bombe e migrazioni, ingordigia di potere e ineluttabilità del destino?

Non è, forse, quello che già raccontava Shakespeare, nel lontano XVI secolo?

Manlio Ranieri

Hamnet © 2026 by Manlio Ranieri is licensed under CC BY-NC-SA 4.0

Entra nel nuovo canale WhatsApp di Colori Vivaci per essere aggiornato su tutte le nostre attività

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*