Fare poesia oggi è un atto di resistenza umana
La parola poetica è l’ultimo baluardo di resistenza umana. Un’ancora di salvezza che sollecita il fruitore dei componimenti a guardarsi dentro, a condurre una costante ricerca interiore ed esistenziale. Ne sono opere rivelatrici Bevendo il thè con i morti di Chandra Livia Candiani, e Una lucida disperazione di Piera Oppezzo.
Due raccolte poetiche dal fascino intenso, dove la riflessione intimista è l’occasione ideale per scandagliare le ragioni dell’io più profondo, che si interroga su tematiche di notevole importanza, come la vita e la morte; il lutto e la sofferenza non elaborata, per il distacco da ciò che il passato simbolicamente rappresenta per ognuno di noi. Fare poesia oggi significa “fare umanità”, ovvero dare spazio a valori assoluti che sono il simbolo di un’umanità primigenia ormai perduta.
Si tratta proprio di quella umanità cantata nelle liriche potenti di Emily Dickinson, dove la semplicità dei versi è nascondimento di una complessità della materia trattata, come ad esempio il rapporto tra uomo e natura e l’infinita piccolezza del primo nei confronti della maestosa grandiosità e sapienza dell’altro.
La parola poetica è lingua madre, misterica officina del fare del cuore e dei sentimenti. Una lingua in grado di nominare tutte le cose, di dare voce alla meraviglia dell’esistenza e alla sua pochezza, al bene e al male, all’abbondanza e alla sua miseria. La poesia è in grado di scardinare mondi e di crearne di nuovi, di produrre una costante e necessaria bellezza che dà forma all’esistente in tutte le sue declinazioni.
La parola poetica è forza agente della vita perché crea attraverso il verso, la musicalità della parola e la potenza dell’immagine, una connessione con una dimensione più nascosta e segreta, che è rivelatrice di grandi verità assolute. Ricordiamo i versi di Patrizia Valduga in Poesie Erotiche, dove la forza delle sonorità dei componimenti evoca atmosfere dalla forza perturbante, in grado di assoggettare al proprio volere un qualsiasi lettore comune.
Come ci ricorda la stessa Valduga, quando dice che la poesia è come l’amore, ovvero nostalgia d’invisibile, di qualcosa che non riusciamo a percepire veramente. Fare poesia oggi significa stare all’interno di un processo dinamico, in grado di accompagnarci in una continua evoluzione verso forme di noi stessi più armoniose e compiute, in una parola soltanto, versioni migliori di noi in grado di affrontare la vita e tutte le sfide che essa ci pone.
Fare poesia oggi è un atto di coraggio, di resistenza umana che ci connette a un sentire profondo, dal quale nascono nuove visioni del reale e nuove rappresentazioni dell’umanità. Perché, sempre citando il pensiero della Valduga, la poesia ha il merito di smantellare l’equilibrio statico e mortifero della nostra identità, chiusa in dettami rigidi e schemi fissi, incapaci di accogliere altrimenti le grandi verità dei grandi poeti di tutti i tempi.
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Foto di Nick Fewings su Unsplash