The funeral party
L’abbiamo capito solo qualche settimana dopo, che Back to the beginning è stato il funerale più grandioso che si sia mai visto. Nel momento abbiamo pensato che fosse solo un grande tributo a un artista che ha lasciato il segno nel mondo della musica come pochi; adesso, invece, riguardando i volti mi è tutto più chiaro: in ogni fotogramma di ogni video dell’evento, c’è qualcuno che piange o si commuove. L’espressione di Ozzy – provata, affaticata – è colma di gratitudine e nostalgia.
Lui sapeva.
Il pubblico sapeva.
Gli artisti che si sono avvicendati sul palco sapevano.
Solo Tony e Geezer – i compagni di una vita – forse, hanno mantenuto un aplomb da veri professionisti, ma tutti, quel giorno, sapevano che il rito collettivo che si stava svolgendo sul palco non era solo un concerto di addio alla musica, ma un vero e proprio addio all’artista, al personaggio e all’uomo che, nel frattempo, stava dicendo addio alla vita prendendosi l’ultimo, immenso applauso.
Che stile.
Un altro gigante ci lascia, ma lo fa come nessuno aveva mai saputo fare prima.
“Le prime note dell’heavy metal le suonarono quattro ragazzi di estrazione operaia di Birmingham nel 1970: si chiamavano Black Sabbath”, scrive oggi “Il Post”. A noi piace ricordarli così: ragazzi della classe operaia che, per emergere dalla noia, hanno inventato qualcosa di immortale, anche perché oggi abbiamo quasi completamente dimenticato il valore della noia, perché avere origini umili sembra essere qualcosa di cui vergognarsi e la lotta di classe è un lontano ricordo.
The world today is such a wicked place, Ozzy.