Sempre attuale ed intrigante il tema del viaggio (leggenda letteraria dell’antichità e della modernità) non soltanto per chi ha lo sguardo allenato e incline alla composizione fotografica e pittorica.
Una dimensione umana di cui le arti, dalla scrittura alla pittura, dalla musica alla fotografia, hanno celebrato le emozioni.
Basti pensare all’omerico Odisseo, al Marco Polo del Milione, al Viaggio in Italia di J.W. Goethe, agli scritti di E. Hemingway, di B. Chatwin ed altri.
Francesco Rega ha intitolato la sua mostra “Blighty”, parola inglese che viene dall’hindi “vilayati”, cioè “straniero”, con riferimento ai dominatori inglesi in India.
Il termine è divenuto gergale e viene utilizzato dalla fine dell’800 dagli inglesi per indicare la loro patria con sapore nostalgico.
L’autore proietta la sua identità nella figura dell’adolescente incantato e stupito nella stazione di Londra: il giovane ha scelto i territori del Nord Europa per il suo “Gap year”, quel viaggio alla scoperta del mondo e alla ricerca di se stesso, sempre a contatto con i luoghi che lo porteranno ad identificarsi con i viaggiatori del mito.
Il percorso è il pretesto per rispecchiare la propria immagine nell’intento di “leggere”, tra i chiari e gli scuri dell’animo, le abilità verso cui orientare il proprio cammino di vita. Il desiderio di scoprire ed osare diventa l’occasione per un racconto o addirittura la motivazione della nostra stessa esistenza.
È il Regno Unito dei grandi agglomerati urbani con gli umani fotografati dall’alto come formiche sotterranee frettolose in cerca della vita, sono le linee ferrate di stazioni decentrate, o le tempeste viste dai finestrini annebbiati di un’auto in sosta, sono i grandi spazi urbani attraversati da ciclisti in corsa o quelli vissuti da saltimbanchi circondati da un pubblico assiepato, è la “vista mare” di fidanzati amoreggianti sulla riva di un orizzonte ricoperto di nuvole, sono le città della notte rischiarate dai grandi occhi al neon dei negozi, sono le scie di visitatori dei musei tra minacciosi sarcofagi egizi, è il kilt di un manichino scozzese. È la terra di un visitatore emozionato ed attento.
Ma c’è un altro viaggiatore: quello che si muove empaticamente in un territorio che egli riconosce come già “vissuto” (forse in una precedente vita) nell’altalena di realtà e “finzione”; un tragitto sempre in bilico tra mondo interiore e concretezza della vita, tra strade, cieli, architetture e ricordi.
Un percorso inverso al “Grand Tour”, che era quel lungo viaggio vissuto a partire dal XVII secolo dai ricchi rampolli dell’aristocrazia europea con lo scopo di perfezionare il proprio sapere, e che aveva come meta privilegiata l’Italia per l’eredità della Roma antica con il suo immenso patrimonio culturale, per le Venezie ricche di opere stupefacenti come quelle del Palladio, o per il Barocco e il Neoclassicismo della bella Napoli.
Ed è l’incontro con il nostro Paese che fa scrivere a J. W. Goethe in “Viaggio in Italia” (pubblicato nel 1816): “Nulla è paragonabile alla nuova vita che dà ad un uomo capace di pensare l’incontro con un nuovo paese. Anche se sono sempre lo stesso di prima, credo di essere cambiato fino al midollo delle ossa”.

Pio Meledandri, curatore della mostra.

Bari, novembre 2018

SIETE TUTTI INVITATI DAL 22 NOVEMBRE AL 20 DICEMBRE 2018

esposizione fotografica di Francesco Rega
a cura di Pio Meledandri
interviene Francesca Palumbo
presso la Mediateca Regionale Pugliese
inaugurazione: 22 novembre 2018, ore 18.00

orari di apertura
9,30 – 13,30 dal lunedì al venerdì
14,00 – 17,30 martedì e giovedì

per informazioni rivolgersi a:
mediateca regionale pugliese – 0805405685
francesco rega – fra.rega@libero.it

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