Vi è mai capitato di ritrovarvi svegli in un sogno, di avere i muscoli paralizzati mentre qualcosa o qualcuno vi minaccia senza riuscire a effettuare nessun movimento, né a gridare, né a svegliarvi del tutto? Di sicuro, se vi è successo, non siete riusciti a dimenticare un’esperienza così terrificante, le sensazioni sono vivide, angoscianti, poiché si è coscienti ma incapaci di reagire o di muoversi.

 Potrebbe trattarsi di paralisi del sonno, detta anche paralisi ipnagogica, un disturbo facente parte delle parasonnie: solitamente si può avvertire un formicolio per tutto il corpo con conseguente immobilizzazione degli arti, spesso si prova a gridare e a chiedere aiuto invano, la sensazione di essere soffocati o peggio di sentire un peso sul petto che ci blocca, è un dettaglio molto presente nei racconti di chi almeno una volta nella vita, ha sperimentato la paralisi del sonno. Queste esperienze possono spesso accompagnarsi anche alle cosiddette allucinazioni, (percezioni di presenze maligne nella stanza, percezioni spaventose vissute come reali e per questo terrificanti), che a seconda dello specifico momento in cui si verificano vengono chiamate: allucinazioni ipnagogiche (se si verificano nel passaggio dalla veglia al sonno), allucinazioni ipnopompiche (se si verificano dal sonno alla veglia).

Come funziona il meccanismo che porta alla comparsa della paralisi del sonno? Malgrado esistano varie leggende in tutte le parti del mondo e in tutte le epoche, oggi le neuroscienze hanno dato una spiegazione scientifica a questo fenomeno tanto oscuro quanto misterioso.  Prima di addentrarci nella spiegazione del fenomeno, ricordiamo che il sonno è un processo fisiologico, nel quale il corpo si rigenera, distinto in fasi che si alternano in maniera regolare:

Fase non–REM (composta da 4 stadi che si alternano e in cui il soggetto passa dallo stato di veglia a quello del sonno, dura in media dai 70 ai 90 minuti dopo i quali si passa nella fase successiva);

Fase REM (Fase del sonno profondo, in cui le funzioni fisiologiche calano e il cervello consuma ossigeno e glucosio al pari della veglia, è questo lo stadio in cui si verificano maggiormente i sogni, è infatti una fase caratterizzata da intensa attività onirica. L’acronimo REM sta per Rapid Eye Movement, infatti è caratterizzata da movimenti oculari rapidi e per evitare danni o lesioni alla persona, i muscoli (tranne quelli coinvolti nella respirazione) sono paralizzati e non possono mimare i sogni.

Cosa succede però se ci ritroviamo coscienti quando i muscoli sono ancora paralizzati?

Se il rilascio degli ormoni, che determinano il rilassamento muscolare e la paralisi tipici della fase REM, non si interrompe e prosegue per qualche istante, l’individuo è vigile ma immobile! Questo fenomeno può avvenire anche quando ci si sta per addormentare, in questo caso gli ormoni del sonno sarebbero rilasciati con leggero anticipo malgrado l’individuo sia ancora cosciente.

In alcuni casi, l’attività mentale onirica e lo stato di veglia provocano delle allucinazioni, quasi sempre avvertite come visioni o sensazioni paurose. Il terrore, infatti, è un elemento centrale di questa esperienza, probabilmente causato da una iper-attivazione dell’amigdala, la parte del cervello responsabile dei meccanismi di ansia e paura.

Tuttavia, se si scorrono le leggende folcloristiche di ogni popolazione, fin dall’alba dei tempi si può ritrovare questo fenomeno raccontato nelle maniere più inverosimili ed affascinanti. Per questo molti continuano ancora oggi a credere che non sia sufficiente una lettura prettamente scientifica del fenomeno, ma sono convinti della natura quasi paranormale della paralisi del sonno. I miti e le leggende proveniente dalle più disparate aree geografiche e periodi storici, offrono quasi sempre un inquadramento del fenomeno di naturale soprannaturale: inquietanti presenza astrali o demoniache attaccano durante la notte, spesso comprimendo il corpo della vittima (questo spiegherebbe la sensazione di non riuscire a parlare o di sentirsi soffocati). Tali entità, nelle varie culture, sono state denominate in numerosi modi, i più noti dei quali a noi occidentali sono quelli di derivazione latina: ‘succubi’, ‘incubi’ e ‘larve’.

In diversi paesi europei ci sono tracce di racconti di un folletto che sale sul petto e impedisce di respirare o porta con sé degli spiriti maligni.  In Grecia e presso l’isola di Cipro, si attribuiva la paralisi nel sonno ad una una creatura senza forma simile a un demone, di nome MoraVrachnas o Varypnas(in greco: Μόρα, Βραχνάς, Βαρυπνάς), quest’ultima cercava di rubare l’anima della vittima, sedendosi sul petto di quest’ultima provocandone l’asfissia. Fra tutti però sicuramente il mito più celebre e affascinante è quello della Old Hag dell’isola di Terranova, una strega che assale nel sonno e priva le vittime della capacità di gridare e muoversi. Le leggende, che descrivono spiriti maligni assalire nel sonno ignari individui, sono molteplici e percorrono il globo da un lato all’altro, in Giappone troviamo il demone Kanashibari, in Cina viene spiegata come “oppressione del fantasma”, in Cambogia il “fantasma che ti spinge in basso”, e in Egitto il demone Shaitan o gli spiriti Jinn fino ai rapimenti alieni in America.

Questo fenomeno spaventoso, che colpisce il 10-40% della popolazione mondiale almeno una volta nella vita, sembra aver segnato le sue vittime, tanto che persino oggi, malgrado gli strumenti più evoluti di conoscenza del fenomeno rispetto a quelli dei nostri predecessori, molte vittime sono ancora concordi nel ritenerla un’esperienza soprannaturale. A conferma di ciò è stata condotta nel 2015 una ricerca sperimentale dall’università di Padova, California e Harvard e i risultati sono stupefacenti: il 38% degli intervistati proveniente da culture, estrazioni sociali e aree geografiche differenti, ritiene che le allucinazioni notturne siano opera di uno spirito maligno! “Il nostro è il primo studio che ha mostrato come una larga percentuale della popolazione generale in Italia avalli spiegazioni sovrannaturali della paralisi del sonno, e che ha riportato una specifica interpretazione culturale del fenomeno in Italia, chiamato appunto attacco della Pandafeche, una strega demoniaca della tradizione marchigiana e abbruzzese” spiega il dottor Andrea Romanelli, del dipartimento di Psicologia Generale dell’università di Padova.

A prescindere dal mistero che da sempre avvolge questo fenomeno, possiamo sicuramente rintracciare dei fattori predisponenti la cattiva sincronia tra le fasi del sonno e il rilascio ormonale.

Sicuramente una cattiva igiene del sonno, correlata a ritmi sonno-veglia non costanti possono favorire l’insorgere di questo malfunzionamento, la mancanza di riposo e l’essere sottoposti a stress ripetuti e prolungati sono poi fattori molto correlati ai disturbi del sonno. In alcuni casi sono stati riscontrati legami con la narcolessia. Non ultima in grado di importanza, la componente genetica: soggetti con parenti affetti dal disturbo presentano più possibilità di svilupparlo.

Come prevenire la paralisi del sonno?

Innanzitutto, è fondamentale riposare un numero ragionevole di ore, dalle 6 alle otto e soprattutto mantenere i ritmi sonno-veglia costanti (coricarsi e alzarsi sempre alla stessa ora). Creare un ambiente di riposo confortevole, praticare esercizio fisico (mai prima del riposo) e ridurre l’uso di caffeina e sostanze eccitanti, sono sicuramente altri validi alleati contro la paralisi ipnagogica.  

 

E come affrontare praticamente l’angosciante sensazione di essere svegli in un incubo?

Se la paralisi è cominciata da pochi secondi e possibile svegliarsi concentrando tutte le proprie forze su un arto al fine di muoverlo o sulle parti distali del corpo (mani e piedi) o sul respiro al fine di svegliare il corpo che tenta in tutti i modi di riaddormentarsi.

Un neuroscienziato di Cambridge University, Baland Jalal, ha individuato una terapia per la paralisi del sonno, chiamata Meditazione-Rilassamento o terapia MR. Questo trattamento è stato messo a punto grazie alle ricerche in diversi paesi ed alla collaborazione del neuroscienziato Vilayanur S. Ramachandran.

La “Terapia MR” è composta da quattro fasi:

1) Rivalutazione del significato dell’attacco (rivalutazione cognitiva): nella quale si chiede al paziente di rivalutare il fenomeno come non maligno;

2) Distacco psicologico ed emotivo (regolazione emotiva): si chiede al paziente di non caricare l’attacco con ulteriori cariche negative, quali ansia o paura, che potrebbero peggiorare o prolungare la paralisi;

3) Meditazione interiore: si chiede al paziente di concentrarsi e rintracciare un oggetto emotivamente positivo e ad utilizzarlo nel sogno;

 4) Rilassamento muscolare: fase nella quale si insegnano tecniche di rilassamento muscolare e di controllo del respiro da utilizzare nell’attacco.

Il trattamento di Ialal sembra aver ottenuto risultati favorevoli nei pazienti trattati, dato che ci fa ben sperare sull’utilizzo di questa tecnica.

La paralisi del sonno e l’arte

Sono molteplici le immagini di folletti sul grembo di donne dormienti di origine prevalentemente islandese, le rappresentazioni del succubus o incubus fra gli antichi romani fino alle incisioni di epoca vittoriana rappresentati oscure presenze demoniache sul petto della vittima ma le più celebri opere rappresentanti il fenomeno della paralisi del sonno sono sicuramente quelle di Johann Heinrich Füssli.

Un mostro con tutte le caratteristiche note del demoniaco seduto su una giovane donna addormentata, olio su tela, prodotto nel 1791 e conservato nel Goethe Museum di Francoforte col titolo “The Nightmare”. L’artista, basandosi sullo stesso modello, ha realizzato diverse versioni dell’opera. Un quadro spaventoso, arricchito dal volto di una cavalla che arriva dalla tenda sullo sfondo. Ne mondo del cinema, numerose influenze ha esercitato il fenomeno fra i registi orientali, numerosi horror thriller narrano del demone Kanashibari, come il famoso Ju-on.

Uno dei casi più interessanti in cui questo disturbo ha ispirato una serie di opere estremamente belle quanto singolari, è sicuramente quello del 22enne americano Nicolas Bruno, un giovane e promettente fotografo che ha dedicato un intero progetto a questo fenomeno: Between Realms, una serie fotografica dal forte impatto psicologico. Nicolas ha sperimentato per sette anni la convivenza con la paralisi del sonno, ereditata dal padre fino a sperimentare ansia e depressione finché un insegnante del liceo gli ha consigliato di scattare. È stata la fotografia a salvare Nicolas, che ha deciso di ricostruire gli inquietanti scenari che albergavano nella sua mente e dal quale non riusciva a difendersi. Inscenare questi incubi vissuti da sveglio, ha permesso a Nicolas non solo di “abitare” questi incubi senza più esserne vittima passiva ma anche di produrre una serie di foto così di impatto da essere esposte all’Haven Gallery di New York.

Immagine di Nicolas Bruno, “Perdita” dalla serie “Between Realms”

Testo di Donatella Ro

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