“Mi sento al sicuro solo a casa, fuori più cerco di calmarmi e più sono agitata”

“Quando sono agitato mi sento come una grande mano sul collo che stringe e mi toglie l’aria”

 “Vorrei solo essere più serena e tranquilla ma non riesco a gestirmi”

Quante volte abbiamo utilizzato questo termine: ANSIA? E quante volte l’abbiamo sentito pronunciare? Sia che si tratti di un timore legato al dover sostenere un esame universitario o un importante colloquio di lavoro, oppure per descrivere tutta una serie di sintomi che oscilla dalle crisi di panico alla sudorazione eccessiva delle mani, ma cosa vuol dire davvero la parola ansia? Cerchiamo di analizzare in maniera più approfondita cosa avviene all’interno del nostro sistema nervoso e quando davvero questo termine è appropriato e non assume le connotazioni legate al significato comune che si dà a questo termine.

La parola “ansia” deriva dal termine latino “anxius” che significa affannoso, inquieto; la radice di questo termine è quella del verbo latino “angere” che vuol dire stringere, soffocare.

Malgrado gli innumerevoli significati attribuiti al termine, non esiste una definizione dell’ansia che sia universalmente accettata. Tuttavia, è possibile rintracciare nelle diverse definizioni alcuni elementi comuni e peculiari della dimensione ansiosa. L’American Psichiatric Association (1994), in merito alla definizione dell’ansia, descrive l’ansia come “L’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione. Gli elementi esposti al rischio possono appartenere sia al mondo interno che a quello esterno” (APA, 1994) Analogamente, nel Trattato Italiano di Psichiatria, l’ansia viene indicata come “(…) uno stato emotivo a contenuto spiacevole, associato ad una condizione di allarme e di paura che insorge in assenza di un pericolo reale e che, comunque, è sproporzionata rispetto ad eventuali stimoli scatenanti.” (Perugi, Toni, 2002).

Possiamo infatti sottolineare l’elemento che distingue l’ansia dalla paura: l’oggetto verso cui è diretta, la paura è quasi sempre specifica e diretta verso uno stimolo ritenuto pericoloso, l’ansia non lo è quasi mai o comunque è esagerata rispetto al reale pericolo.

Analizziamo le origini di questo meccanismo disadattativo: quando siamo di fronte ad una situazione di pericolo, si attivano risposte del sistema nervoso simpatico o cosiddette risposte del tipo “caccia e fuga” con una conseguente iperattivazione del sistema nervoso autonomo poiché il corpo prepara l’organismo ad affrontare la minaccia, la pressione del sangue, la frequenza cardiaca, la sudorazione aumentano e le funzioni del sistema immunitario e quello digestivo diminuiscono. Esternamente possiamo avere pallore della pelle, sudore, tremore e dilatazione pupillare, difficoltà a respirare, fiato corto. Questa funzione naturale dell’organismo legata alla sopravvivenza, diviene disadattativa quando è rivolta ad un pericolo incerto, mal definito, persino inesistente o comunque sproporzionato ai sintomi e ai disagi. In questo caso non siamo più di fronte ad un’ansia adattiva ma ad una situazione patologica, che compromette le capacità operative e di giudizio, facendo precipitare le prestazioni del soggetto e accompagnandosi a sensazioni di disagio e sofferenza.

Questa breve introduzione ci permette di capire come molto spesso l’utilizzo del termine ansia è forviante o inadatto alle situazioni, l’ansia legata ad una prestazione è una risposta adattiva che è finalizzata e migliora la performance, un’ansia invece eccessiva o immotivata può al contrario compromettere le performance.

Come distinguere l’ansia adattiva da quella patologica? Quando possiamo diagnosticarci un disturbo d’ansia? Quando lo stato di vessazione e preoccupazione continua si trasforma in uno stato cronico, che compromette la normale quotidianità della vita della persona, fino a trasformarsi in un limite nello svolgimento dei normali compiti e della vita di gruppo, allora possiamo prendere in considerazione la possibilità che l’ansia ci stia divorando dall’interno.

Cosa fare quando ci rendiamo conto di non riuscire a uscire di casa in determinate situazioni, oppure di avere un macigno sul petto che ci toglie il fiato, oppure di non riuscire più ad affrontare situazioni che prima ci parevano innocue ma che ora ci spaventano a morte?

Spesso l’ansia è causata da conflitti psichici preesistenti, nei quali l’ansia diviene un sintomo-segnale di pulsioni o affetti inconsci, che vorrebbero essere soddisfatti ma che sono ritenuti pericolosi o inaccettabili dall’ Io.  Per questo quando l’ansia diviene ingestibile, sarebbe opportuno rivolgersi ad uno specialista per analizzare le dinamiche profonde alla base del sintomo.

Sicuramente chi soffre d’ansia sa che cercare di soffocarla o ingoiarla, è un rimedio assolutamente fallace, anzi molto spesso nel tentativo di buttarla all’interno, essa ci avvolge e ci attanaglia. Per questo l’ansia non va combattuta ma accettata. Il viaggio interiore alla scoperta di Sé può essere lungo e faticoso per questo si può affiancare al percorso terapeutico una serie di rimedi naturali, fra cui quelli erboristici (Camomilla e melissa calmano l’irritabilità e la tensione nervosa; la passiflora è un ansiolitico naturale in quanto svolge un’azione sedativa sul sistema nervoso centrale; il magnesio stimola la funzione nervosa e, in particolare, la produzione di serotonina). L’esercizio fisico e l’attività fisica sono molto efficaci nella prevenzione dell’ansia. Le discipline consigliate per imparare a purificare la mente sono la danzaterapia e sessioni di yoga, poiché imparare a regolare il respiro può offrirci un valido strumento per affrontare le crisi di ansia. Bisogna comunque ricordare che questi ultimi non sono strumenti curativi, per cui non sostituiscono un buon percorso psicoterapeutico ne assicurano una totale prevenzione dal fenomeno, ma possono accompagnarsi durante la riconquista del Sé. Affrontare i propri conflitti irrisolti può far paura ma vogliamo davvero vivere intrappolati nella gabbia dell’ansia senza assaporare tutti i colori della vita? A noi la scelta.

 

Foto tratta dalla serie “A visual depiction of mental disorders”, “Anxiety” di Christian Sampson

Testo di Donatella Ro

 

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