Sarebbe troppo facile dire che in Sicilia i cinque sensi che conosciamo tutti diventano la chiave per un’ esperienza di questa terra che può cambiare la misura di certi pesi che diamo all’esistenza. Lo scopo di una vita potrebbe anche essere quello di amare l’Italia conoscendola partendo da un triangolo perfetto adorno di una spruzzata di isole tutto intorno. Partendo da sotto, da una terra che sembra essere lì da sempre.

Sarebbe troppo facile dire che al tatto è una terra ruvida e calda come la roccia lavica, che alla vista è un luogo privo di confini e ricco di delizie per gli occhi interiori perfino di chi non sa guardare, che al gusto insegna davvero cosa vuol dire mediterraneo, sapore di pesce spada e melanzane, di orzata e cannoli, di sapori per poveri e ricchi, di poveri sapori da ricchi e di ricchezza di sapori poveri in cucine narrate da poeti e scrittori illustri.

Sarebbe di una facilità disarmante dire che all’olfatto l’aria di mare si mesce ai benefici vapori infernali dei vulcani, e che all’udito la lingua stessa è una musica che è impossibile non danzare.

I sensi di un viaggio in Sicilia possono essere mille altri. Ne diciamo altri cinque, così, per giocare. Per fare un gioco che se diventa almeno un po’ vero ci può cambiare la vita.

Etna

Il sesto senso è il viaggio, quel brivido che ci dice che finalmente è arrivata l’ora di andarci, che dovunque ci troviamo è arrivata l’ora di scegliere una località e di raggiungere la Sicilia in nave.

Che è arrivato il momento di far entrare davvero il Sud nel sangue, di frequentare il Sud di noi stessi, di portare noi stessi a Sud.

Che tipo di viaggio fare? Portarsi l’auto, rilassarsi come in crociera e avventurarsi in bici o in treno, o vivere il paese da dentro, alternando velocità e lentezza, o scegliere un proprio itinerario e percorrerlo sulle proprie quattro ruote. Senz’altro il percorso prenderà la piega di un viaggio interiore, lo stesso compiuto dagli artisti così come dai guerrieri e dagli uomini comuni nell’avvicendarsi dei secoli. Dagli architetti che hanno dato sfoggio di virtuosismo e grandezza, ai musulmani che con la loro cultura qui hanno  trovato un passo discreto e fecondo.

Il mezzo di trasporto che si sceglie deve prima di tutto essere interiore.

Il settimo senso è la moltitudine.

La Sicilia è da sempre stata una terra per le moltitudini. Quelle arrivate dal mare nel corso dei secoli e in questa epoca tormentata. Le moltitudini che riempivano il teatro greco di Taormina, ad esempio,  ancora oggi scena di prestigio dell’arte tutta. Una moltitudine di popoli e conquistatori ha voluto possederla, questa terra. I potenti pagavano in vite e denari pur di tenersi una terra così. La Sicilia è stata da sempre il punto strategico da dove si poteva controllare tutto il mar Mediterraneo. Ma il mediterraneo non si conquista. Il mediterraneo ti conquista lui.

L’ottavo senso è la narrazione.

Per narrarla si è dovuto cercare il modo di evolvere tutta la lingua parlata fino allora, nelle corti federiciane e con la Scuola Siciliana. Grazie a questa necessità espressiva si è sperimentato il primo volgare illustre, sui cui timidi mattoni si è poggiato il toscano illustre, che diventò la base della lingua italiana tutta. Giacomo da Lentini in questo magico triangolo di terra sperimentò  il genere del sonetto, per cercare di narrare l’intorno in un modo mai sperimentato prima. E’ la terra di Luigi Pirandello, Giovanni Verga, Elio Vittorini, Andrea Camilleri. Che la lingua l’hanno forgiata come il più prezioso dei gioielli di cui adornare l’immaginazione.

Il nono senso è la musica.

La sonorità della lingua. La stessa sonorità che Camilleri ha reso letteraria, che ci offre la possibilità di sforzare l’ingegno per capirne fino in fondo la sensualità e quella di un popolo che è sì, insulare, ma capace di un’accoglienza che in effetti sta insegnando al mondo intero. Che può accogliere il turista ricco come quello povero, nei paesini che sembrano quelli dei parenti, dove una fetta di casa ti insegna una canzoncina.

Colazione

Il decimo senso è il mare.

La presenza  benefica di un essere in movimento interiore. Ogni onda che carezza o picchia la costa è un dialogo tormentato o gentile, a seconda della poesia che si va cercando. Elargisce devoto mistero e profondità dovunque si volga lo sguardo.

Scegliere la pienezza per se stessi è scegliere la Sicilia.
Scegliere un viaggio che ti fa tornare ricco di denari d’anima è scegliere la Sicilia.
Scegliere di percorrere l’acqua per godere della lontananza dal consueto e della vicinanza del nuovo che è anche antico, è scegliere la Sicilia.

Foto in evidenza:  Riserva dello Zingaro, fotografia di Annalisa Falcicchio
Foto n.1: Una veduta dell’Etna in eruzione dal Parco
Foto n.2: Colazione davanti ai faraglioni, Scopello

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