Ero appena rientrato da quello che sarebbe stato il mutamento della mia vita.

Il vento della stazione si era divertito nello stravolgermi il capo, a differenza della notte prima la quale non era stata per niente clemente. Non avrei mai immaginato che di lì a poche ore tutto sarebbe stato avvolto da un amaro sapore. Le capacità dei sensi si erano moltiplicate: odori lontani che sentivo sotto il mento, suoni e sapori difficili da raccontare. Mi nutrivo di aria, ma era come masticare briciole di sabbia. Fastidiose e dure da mandar giù. Un tempo breve che rallentava sempre più, senza che ne avvertissi la reale misura. Un peso incontrollato mi appesantiva l’esofago, il diaframma che si ritraeva senza controllo, gli arti vibravano come le corde metalliche di una chitarra dopo lo sfiorío di un indice. Eppure mi ero fidato. Sì, fidato di me stesso, del mio istinto, ed affidato a lei che mi parea saperne più di me. Eccome se ne sapeva… Mi ha fregato! Come un pivello. Anni di dannati vizi e glorie, mandate in fumo senza testa. Osare era la mia adrenalina, la mia professione. Sempre un decollo, mai un atterraggio o una turbolenza. Una partita tradita dal cuore, ecco la verità. Quando ti senti padrone di tutto e tutti non può che presentarsi la malasorte ed il beffo. Una partenza in compagnia di una ventiquattrore ed il dado del portachiavi come strumento di fortuna al quale aggrapparsi. Una ventiquattrore zeppa di verdoni per il confronto, forse, più importante. Un dado blu con ventuno punti bianchi al quale affidare quel peso. Inutile rimpiangere quel pre-serata. Elen, è questo il nome che ho dato a quell’attimo “ti va di bere una cosa prima della partita?”. Elen, la donna che è riuscita a fottermi senza che me ne accorgessi. Una stratega senza prezzario, senza apparente fragilità. Quasi tentato nel complimentarmi per tanta astuzia. Il bluff più grande che io abbia mai ricevuto. Un all-in andato a male, ed eccomi “stravaccato” su questa polverosa poltrona. Un grande hotel dalle porte stridenti, dalle camere grandi quanto un cesso, ed una finestra che mi ricorda l’odore della strada. Vie percorse a piedi nudi, riparati grazie agli ultimi quaranta dollari in tasca. Non è tempo dei ricordi, ma di esperienze. Una doccia e ripartirò con le mie nuove scarpe. Indosserò la mia cravatta blu, non conterò il tempo, ma il mio orologio mi aiuterà a tenerlo sotto controllo quando serve. Altra strada, per altre storie, e magari altre fregature.

Ma volete mettere l’inebriarsi al momento del decollo?

di Alessandro Vignieri

Per chi ama leggere e per chi ama scrivere gruppo Facebook di Colori Vivaci Magazine ogni settimana vi propone un’immagine o un brano musicale per cui potrete liberare penna e fantasia, confrontarvi. scegliamo lo scritto che ci colpisce di più e lo pubblichiamo sul magazine.

Articoli simili
comments0 td_mvc1058

COMMENTI

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Utilizza, anche cookie di terze parti, al fine di rendere più rapido e migliore il suo utilizzo. Proseguendo la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o modificare le impostazioni del tuo browser relativamente ai cookie Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi