assenzio

Era chiamata la “fata verde”, la bevanda preferita degli artisti di fine Ottocento in Francia, se non addirittura ispiratrice delle loro creazioni; poi, il bando da parte della comunità scientifica ne ha decretato da un lato la scomparsa dalle carte “ufficiali” dei cocktail ma, allo stesso tempo, ne ha incrementato il consumo “illegale” in tutto il mondo, Italia inclusa. E oggi, che ne è dell’assenzio?

Manet, Van Gogh, ma soprattutto Degas e Toulouse-Lautrec: se pensiamo all’assenzio immaginiamo immediatamente i quadri di fine Ottocento, a cominciare da quello dell’impressionista francese, che dipinse un’opera intitolata per l’appunto L’absinthe tra il 1875 e il 1876, ora conservata al meraviglioso Museo d’Orsay di Parigi. D’altra parte, questo liquore speciale di colore verde, che diventa biancastro con l’aggiunta inevitabile di acqua, e dal sapore che ricorda quello dell’anice, è stato protagonista di una lunga fase di successo, prima di un declino forzato.

L’Assenzio per Toulouse Lautrec e Oscar Wilde

L’assenzio è difatti uno dei cardini di quella “atmosfera pittorica” che si è diffusa a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo, divenendo il simbolo stesso e la “musa ispiratrice” di una folta schiera di artisti “maledetti”, in Francia e non solo. Se il citato Toulouse Lautrec camminava immancabilmente con un bastone da passeggio concavo in cui “nascondeva” mezzo litro del liquore, Oscar Wilde ci ha lasciato una definizione quanto mai dettagliata di questa bevanda, raccontando che “dopo il primo bicchiere, vedi le cose come vorresti che fossero. Dopo il secondo, le vedi per quello che non sono. Infine, le vedi per quello che sono realmente, ed è la cosa più orribile del mondo”.

Al bando in tutto il mondo

Il passaggio da fée verte (fata verde) a péril ver (pericolo verde) è stato repentino, e come ricostruito da alcuni approfondimenti giornalisti in questi anni un ruolo centrale è stato giocato dalla “lobby” dei produttori di vino, preoccupati per la diffusione di questa bevanda, molto più economica rispetto alle loro creazioni. E così, con il supporto di medici salutisti, iniziò la campagna di demonizzazione della bevanda, che fu ritenuta responsabile di attacchi convulsivi accompagnati da allucinazioni, ma anche di omicidi, atti di follia, morti e svenimenti. Risultato finale: assenzio messo al bando nel 1912 negli Stati Uniti e poi, dopo altri Paesi, anche nella “natia” Francia, nel 1914 (mentre in Italia il veto arriverà solo nel 1931).

Cos’è l’assenzio?

Oggi si sa che quelle informazioni erano quanto meno esagerate, ma resta un alone di mistero intorno a questo liquore, spesso dettato anche dalla mancanza di conoscenza reale sulle sue caratteristiche: come si può leggere nelle schede dedicate dal portale di approfondimento Ideegreen, l’assenzio si ricava da una specie di artemisia, distillata insieme ad altre erbe officinali come anice verde, finocchio, melissa, coriandolo e issopo. Questa creazione si ritiene originaria della Svizzera, dove già nel 1700 sarebbe comparso un elisir così fatto come rimedio per la cura di diverse malattie, ma il consumo si diffuse soprattutto in Francia dopo il 1830, dopo il ritorno in patria delle truppe che avevano conquistato l’Algeria grazie anche – come dicevano le cronache dell’epoca – a questo distillato come “panacea” di tutti i mali.

30 anni fa la fine del divieto

Detto del boom in fase di fin de siècle e del successivo bando – causato anche dalle contraffazioni pericolose e dall’immissione sul mercato di prodotti molto scadenti, che utilizzavano anche con alcool industriali e coloranti quali l’ossido di rame per ricreare la caratteristica tinta verde - che ne è stato oggi dell’assenzio, ci chiedevamo? Ebbene, quest’anno si festeggiano i 30 anni dalla caduta del divieto di commercializzazione della bevanda, perché proprio nel 1988 una direttiva della Comunità Europea riammetteva l’assenzio tra i liquori ammessi, mentre in Italia una tal decisione è arrivata solo nel 1992.

L’assenzio e Baudelaire

Un’ultima curiosità: all’elenco di artisti, pittori e poeti che hanno descritto “ufficialmente” l’assenzio non può essere aggiunto Charles Baudelaire, nonostante quanto generalmente ritenuto: il poeta maledetto per eccellenza, infatti, non ha mai fatto accenno esplicitamente a questa bevanda nei suoi scritti (neppure nei Fiori del Male), per quanto con ogni probabilità ne fosse un estimatore. Una conferma di come l’opinione pubblica possa essere influenzata in maniera piuttosto forte.

Articoli simili
COMMENTI

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Utilizza, anche cookie di terze parti, al fine di rendere più rapido e migliore il suo utilizzo. Proseguendo la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o modificare le impostazioni del tuo browser relativamente ai cookie Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi