‘Provate quella sensazione di stare da soli con il mare tranquillo,

la sabbia dura e quell’odore di mare…

con l’amico vento

che è sempre leggero

…i pipistrelli cantano

E la Vela

È con le case accese

Stelle lontane che accendono il mondo.

Nella notte quieta,

cadono.

… e cadono lacrime che scottano.’

Scrive così l’allora tredicenne Emanuele Cerullo nella pubblicazione della sua prima raccolta del 2006 ‘Il coraggio di essere libero’, pubblicato dalla sua scuola. Dieci anni dopo riceve il premio Minturne per ‘Il ventre di Scampia’.

Nato nella Vela Celeste nel 1993, Emanuele ha da subito la passione per la scrittura e per la musica o come scrive lui del ‘..parlar cantando’, studia alla Facoltà di Lettere Moderne della Federico II di Napoli. È affamato di poesia e letteratura, allo stesso modo elabora una quantità enorme di poesia urbana anzi una poesia di periferia, quella periferia che è reietta dal ‘bel Paese’, che fa audience in tv e sforna serie tv, film. La sua poesia è raccontata dal ‘di dentro’, urla tutta l’umanità nascosta a chi non vuol vedere cosa c’è negli altissimi giro scala delle Vele: Emanuele non è uno che parla su Scampia ma parla da Scampia ed è un punto di vista che fa la differenza con chi racconta invece il quartiere nelle trasmissioni televisive. La sua poesia non nasconde cosa accade, ma genuinamente sceglie il come stare di fronte agli eventi della realtà che vive:

‘Altrove io andrò / sull’ali dorate della poesia’  e  ‘un lontano schermo artificiale / ha reso monumento tremendo / Dell’inferno/ il tuo ventre’

E ancora:

‘la vogliono

Armato

Di periferia

Questo cemento

Stellato finchè versato

Di poesia.’

Ferito dai bombardamenti mediatici, come molti che vivono nelle Vele, afferma in un’intervista che la sua periferia è come una clochard derisa dai passanti. Sottolineo che in alcune città i clochard sono picchiati o bruciati vivi.

Emanuele contrasta tutto ciò con la sua arma, la poesia.

Consente ai lettori di tastare direttamente la realtà cosi com’è, senza pregiudizi o definizioni preconfezionate, non tralasciando mai l’umano presente nel suo quartiere e in se. Permette il riscatto. La sua poesia ci mette in discussione: le nostre idee, le nostre frasi fatte, le paure, le insicurezze, insomma pone in forse il nostro sguardo sull’uomo e sulla vita. Leggendolo, tutto ciò che abbiamo creduto fino a prima, crolla.

Resta solo una verità arcaica, che avevamo dimenticato, una verità impolverata ma ovvia perchè radicata in noi nel profondo. Emanuele ci ricorda che esiste la ‘Persona’ sotto questo muro di ideologie che avevamo costruito durante la nostra vita e in cui crescendo ci siamo contagiati a vicenda. Edificando muri su muri. Abbiamo posto la ‘Persona’ sempre più in la, distante da noi, dal nostro Kreis per dirlo alla tedesca, fino a non vederla più e a dimenticare la sua esistenza e lui ci disarma scrivendo:

‘Prima di tutto c’è l’esistenza

E

Sinceramente non so l’amore cosa sia.

Se lo sapessi,

sarei affetto da ipocrisia di coscienza,

perche è come se affermassi

di sapere cos’è la vita.

Non so cos’è la vita, se è per questo

Non so nemmeno chi sono io,

mi sto semplicemente limitando a fare.

E quante cose ancora devo dire…’

Emanuele ha trovato un fiore nato sull’asfalto infuocato delle Vele, la ginestra.

‘…dietro le palazzine

Piantate sulla frusta di Cristo.

Seppellita è la ginestra

Sotto il ghigno del Potere.

Tutto pare liquefatto

Come il cemento imbiancato..

…come le braccia collose

Di chi usa

E quelle gommose

Di chi osa e dunque crede

E dunque vede

La ginestra che riposa lacerata

Sotto le palazzine ingorde.’

Dichiara che esistono persone come lui che sperano in una natura non sottomessa al cemento, persone in cui credono ad un’umanità la quale non strumentalizza la fragilità di un luogo già tormento da eventi strazianti, soffocando sul nascere fiorellini di ginestre nate ai bordi delle palazzine che sognano di navigare con le vele e non di esserne crocefissi dai veloci sguardi dei passanti.

Questo giovane poeta ha ridato dignità ad un luogo prima, innominabile, come altrettanto lo fa quell’umanità nascosta e silenziosa che vive tutt’ora nelle Vele e nelle periferie martoriate dalla camorra, fabbricando mattoni che pian piano diventano ponti di valori, dove le persone si incontrano guardandosi negli occhi, creando un tessuto sociale di altissima lealtà e onestà.

Aspettiamo con trepidazione la prossima raccolta di poesie o di prosa, di questo giovane scrittore che ci ha ridato fiducia nell’esistenzialismo delle nuove generazioni ovunque esse nascano.

il suo blog:

https://oltrelevele.wordpress.com/

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