Il Mindfulness deriva dagli insegnamenti del Buddismo Theravada, dello Zen e delle pratiche Yoga,  questo modello è stato assimilato ed utilizzato come paradigma autonomo in alcune discipline mediche  e psicoterapeutiche occidentali. La descrizione classica di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questa patica: “Mindfulness significa dare attenzione, ma in un modo particolare, con intenzione, al momento presente in un modo non giudicante”. Un modo per essere pienamente presenti nel Hic et Nunc. La pienezza dell’esperienza comprende anche il suo lato ‘negativo’: il dolore, la sofferenza. Questo approccio chiede di non negare questa dimensione ma farne anzi, motivo di crescita e creatività. La tradizione buddista non raccomanda un cambiamento della realtà esterna, quanto piuttosto un mutamento dell’individuo stesso a livello cognitivo ed emotivo. La mente proprio mentre cerca di affrontare un problema, si allontana dalla soluzione perche non riesce a cogliere i segnali che il corpo invia. La pratica meditativa permette  di cogliere il sorgere di pensieri negativi che contribuiscono al malessere emotivo. La padronanza dei propri contenuti mentali e degli stili di pensiero, permette maggiori possibilità di esplorazione e cambiamento di tali contenuti.

È quindi una tecnica psicologica di meditazione, sviluppata a partire dai precetti del buddismo ma privata della componente religiosa. È molto difficile riuscire a ridurre la discrepanza tra la realtà e ciò che si desidera in tempi brevi, la mente ripete a oltranza queste valutazioni, innescando la ruminazione che poi conduce alle ricadute depressive.

“La consapevolezza dell’esperienza che facciamo momento per momento ci dà la possibilità di sentire e accettare direttamente la nostra esperienza mentale. Questo stato di consapevolezza può coinvolgere in uno stato integrato tra varie regioni del cervello, incluse aree importanti della corteccia e le aree subcorticali del sistema limbico e del tronco encefalico. L’integrazione neurale, in parte condotta da queste regioni frontali, può essere essenziale per creare un equilibrio basato sull’autoregolazione. […] Questi percorsi di integrazione possono giocare un ruolo cruciale per il benessere.”

(D. J. Siegel, 2009).

Il Mindfulness è stato applicato anche per migliorare la consapevolezza di cosa e come ingeriamo gli alimenti, gli obiettivi del Mindful Eating sono: la consapevolezza delle sensazioni fisiche di fame ed i diversi tipi di sazietà; mangiare con consapevolezza tutte le tipologie di cibo; riuscire a trarre piacere da piccole quantità di cibo; imparare a fare scelte di cibo consapevoli; consapevolezza delle qualità non nutritive di alcuni cibi.

Il modello si basa sulla consapevolezza  della reciproca interazione fra i processi di controllo psicologici e fisiologici.

Regaliamoci quindi 10 minuti di ascolto del nostro battito cardiaco e del nostro respiro, senza cacciare i pensieri e le emozioni che in quel momento nascono, ma andateci incontro e accettateli per quelli che sono e riposizionate le giuste misure per ognuno di essi.

 

 

Qualche libro da cui trarre consiglio:

Gunaratana H., La pratica della consapevolezza, Ubaldin

Gunaratana H., La felicità in otto passi, Ubaldini

Stefania Mele (2010) La relazione mente-corpo. Embodiment, mindfulness, neurofenomelogia.

di Mele Stefania. Libreriauniversitaria.it

Goldstein J., Kornfield J., Il cuore della saggezza, Ubaldini

St. Ruth D., Meditazione seduta: provate!, Promolibri, Torino

Salzberg S., L’arte rivoluzionaria della gioia, Ubaldini

Schwartz, J. (1997). Il cervello bloccato. Longanesi – Milano

Mindful eating. Una mentodologia innovativa per regolare il rapporto con il cibo. Teresa Montesarchio Ed.EPC, Collana Libri in Tasca. 2017

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