C’è un romanzo di Palahniuk, dal titolo “Dannazione”, in cui l’autore statunitense, con la sua consueta follia visionaria, ipotizzava nell’inferno l’esistenza di un lago formato da tutto lo sperma “sprecato” nelle masturbazioni maschili.
Io, con un’idea simile in testa, mi chiedo invece dove vadano a finire tutte le lacrime che non piangiamo, quelle che tratteniamo perché non ci piace mostrarci deboli, perché un adulto non piange in pubblico, se non in rare e circoscritte occasioni. C’è un momento in cui avvertiamo chiaramente la pressione interna dei fluidi che si espandono troppo, che cercano spazio, che vanno a plasmare i nostri malleabili tessuti, le pareti dello stomaco e dei polmoni, i muscoli, lo strato di pelle che li riveste, fino a gonfiarli oltremisura. Sentiamo in maniera lucida l’avvicinarsi di un’esplosione: la localizziamo, di solito, nel sensore di pressione che si trova all’altezza della gola. È in quel momento che dovremmo aprire la valvola di sicurezza che lascia sfogare quei fluidi in eccesso attraverso i dotti lacrimali; non sempre lo facciamo, però. Le volte in cui le costringiamo – perché non siamo abbastanza soli o perché dovremmo, poi, dare troppe spiegazioni – questa pressione tende, presto o tardi, a riassorbirsi, a sgonfiarsi, nonostante la mancata espulsione di liquido.
Ecco: è in quel momento che mi chiedo dove siano andate a finire le lacrime in eccesso, l’amarezza che non abbiamo pianto via, la tristezza che non ha trovato il giusto sfogo liberatorio. In quali recessi si sia ridistribuita la pressione.
In quale fiume in piena si riversano I fluidi corporali di cui non riusciamo a disfarci? I desideri carnali che non esplodono in orgasmi liberatori. Il sudore che teniamo dentro occludendo i pori con prodotti chimici di dubbia utilità. Gli sputi che desidereremmo destinare al capo che ci ha umiliato. I sospiri che tratteniamo – perché anche l’aria è un fluido, non dimentichiamolo – affinché non ci venga chiesto cosa ci manca.
Vorrei sedermi sula riva di quel fiume, oggi; riconoscere le mie lacrime. Saperle libere, finalmente.

Testo e fotografia di Manlio Ranieri

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Sulla riva del fiume diManlio Ranieri è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
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