-Cosa pensi?

A questo e al suo contrario.

Che dovrei questo ma potrei anche il suo contrario per tante ragioni.

Che intorno a me ci sono milioni di cose per distrarmi, anestetizzarmi, farmi dubitare delle idee che avevo o farmi pensare che forse non ho mai avuto delle idee mie.

Che ho deciso di intraprendere una nuova vita però prima, aspe, facciamo un caffè e poi finisce che non mi ricordo più. Che è ingiusto, che io la buona volontà ce l’avevo, che in teoria ho voglia di fare tante cose, però non so, boh, chissà, forse.

Forse è il ventunesimo secolo ad essere fatto così, forse è come un uomo che ogni giorno esce di casa ottimista, poi per strada si imbatte in qualcuno sulla sua stessa linea d’aria e di piedi e fanno quel balletto imbarazzante del “passo io, no, va bene, allora vada lei” e l’altro pensa le stesse cose e alla fine si scontrano, poi si spostano infastiditi, e già sanno che è una brutta giornata.

Penso che voglio passare il mio tempo con te ma alla fine mi allontano sempre e me ne vado a salire tutti quegli scalini e ti metto sempre più distanza in mezzo.

Penso che la vita è strana perché ti dà l’infanzia e il tuo poter andare sempre in giro in passeggino senza stancarti mai, il sole, i fiori, il mare, il natale, tutti i giorni dell’estate, gli amici non pretenziosi, il primo amore e tutte le altre cose belle che poi ti toglie o ti cambia e ti dà quelle cose agrodolci come la nostalgia, la malinconia, la frustrazione e simili. Certo, il pendolo passa pure sulle gioie, ma non sono mai uguali, sono velate, un po’ fioche, o brillanti pure, sì, però non stai più tanto tranquillo.

Mentre io vorrei le sorelle belle delle gioie ansiose, cioè le felicità spensierate. Se non quotidianamente almeno a giorni alterni, oppure due volte a settimana, i giorni in cui non vado in palestra, tipo che consumo il mio bonus felicità comprandomi un gelato e per quella sera sono apposto, e se non mi macchio nemmeno la maglia è una pacchia proprio, e guardarti, e quando tu mi chiedi

-Cosa pensi?

-Niente.

…e sorrido.

Eeeh stop, bel lavoro signori, questa era buona, la lasciamo così. Abbiamo finito.

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