Io amo scrivere e amo fotografare. E’ per questo che quando, più di tre anni fa, lessi di un concorso fotografico dal titolo “parole e immagini”, o qualcosa di simile, mi ci lanciai a testa bassa. Il contest era organizzato da un magazine online sul quale avevo il “like”, anche se non so da quanto e come ci fossi arrivato. Da quel momento cominciai a seguirlo con più attenzione e, dopo averlo frequentato per qualche tempo e aver scoperto quanto fosse interessante, azzardai timidamente a chiedere se potessi provare a scrivere qualcosa sul magazine.
Al tempo avevo già un curriculum letterario degno di rispetto ma, in tutta onestà, una scarsissima capacità di vendermi: gestivo un mio blog sfigato, col quale totalizzavo una cinquantina di lettori per ciascun post – nelle giornate miracolose sfondavo il tetto delle centinaia – ma scrivevo comunque tantissimo sotto mille altre forme.
Ci sono periodi della vita in cui il bisogno di scrivere, di esprimersi, si fa pressante e ricerca ogni possibile canale di sfogo; in realtà, nel mio caso, non si tratta neanche di un periodo: è praticamente una costante dei miei giorni.
Insomma, per farvela breve: ho iniziato a scrivere per Colori vivaci magazine e, in brevissimo tempo, ho capito che si trattava di uno dei progetti migliori che avessi mai intrapreso, fra i mille a cui cerco di dedicarmi e dei quali solo una minuscola parte va in porto. Non ricordo quanti fossero i like sulla pagina Facebook, a suo tempo, ma forse poco più della metà di adesso (credo fossimo intorno ai 15000).
Ho avuto tantissimo da Colori vivaci, ma credo di aver dato anche il mio modesto contributo, di aver pensato e portato avanti anche delle buone idee. Credo che siamo cresciuti insieme, insomma, e oggi che siamo arrivati a ventiseimila posso dire di sentirmi parte integrante non solo di quella moltitudine, ma anche del gruppetto orgoglioso, variopinto e geniale che lo anima e lo porta per mano.
Oggi, ogni volta che una copia del mio romanzo viene venduta presso la sede di Via Dante, Annalisa lo propone sempre sottolineando, orgogliosa, che sono uno di quelli che scrive sul magazine. Ed io sono altrettanto orgoglioso di farlo.

Manlio Ranieri

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