« Ho letto Freud, lasciati servire: tu sei un culattina, hai paura delle donne. »
(Lo zio Alberto al nipote Didino)

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Liberamente tratto dall’opera teatrale di Rafael Azcona e Luis Berlanga Nel giorno dell’onomastico della mamma, il film narra le vicissitudini e i tardivi turbamenti del trentaduenne Fernando detto “Didino”, il quale vive nella grande tenuta di famiglia con la madre vedova, la contessa Mafalda, oltre a Driade e Anchise, due anziani fratelli, da sempre al servizio della famiglia.

La madre ha un rapporto esageratamente possessivo nel confronti del figlio, causando in “Didino” un forte complesso edipico e, soprattutto, una grande difficoltà ad instaurare normali relazioni con l’altro sesso. La sua situazione è aggravata dalle sentenze dello zio Alberto, il quale esorta il nipote a seguire la sua vera natura, fermamente convinto che sia omosessuale.

La morte accidentale dell’anziana governante Driade determina l’ingresso nella tenuta della nuova domestica Angela, una giovane ragazza claudicante, della quale “Didino” si innamora. Tra i due nasce una relazione, ostacolata però dalla madre che non accetta di cedere il figlio ad un’altra donna. Una notte Didino e Angela fanno l’amore davanti alla madre, che reagisce male davanti ai due che continuano ad amoreggiare spudoratamente. Quando finalmente Fernando decide di andarsene di casa per vivere con la sua amata, la madre finge di approvare la sua volontà e mentre lo aiuta nell’ultimo bagno prima della partenza lo affoga tra mille bolle di sapone.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Alla_mia_cara_mamma_nel_giorno_del_suo_compleanno

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Superato ormai lo scoglio dei trenta, il docile e imbranato Didino (Paolo Villaggio) è ancora succube dell’iperprotettiva madre (Lila Kedrova), che lo veste e lo tratta come un pupo e, soprattutto, gli preclude ogni possibile rapporto con l’altro sesso. Finché un giorno nella grande casa di famiglia non giunge una nuova domestica (Eleonora Giorgi), zoppa eppur attraente: l’impatto sul giovane, deciso a liberarsi dalle inibizioni sessuali causategli dalla mamma, sarà devastante.

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Il film più coraggioso, eccessivo e disturbante del solitamente misurato Salce. Tratto da una pièce teatrale di Rafael Azcona (collaboratore storico di Marco Ferreri) e Luis Berlanga, è pervaso da un’atmosfera malsana e sottilmente claustrofobica, resa ancora più marcata dall’ambientazione da ‘fiaba gotica’, più unica che rara nel nostro cinema. A tanti anni di distanza colpisce ancora, e non poco, l’audacia di certe scene: le turbe sessuali del protagonista (un Villaggio mai più così ‘estremo’) vengono rappresentate, seppur in un contesto grottesco, con un realismo e una crudezza inusitati e senza omettere alcun particolare. Il successo di pubblico fu soddisfacente, ma il boom di Fantozzi di lì a poco cancellò dalla memoria collettiva questa prima collaborazione tra Salce e Villaggio. Se ne auspica un recupero non solo da parte dei bizzarrofili ma anche dei seguaci del cinema d’essai: per entrambi ci sarà di che gioire.

Luca Romanelli

Fonte: http://www.bizzarrocinema.it/component/option,com_jmovies/task,detail/id,368/

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