Quelli che hanno vissuto tutta la vita in un romanzo, o in una canzone, o in un film – che non si sono accontentati di fermarsi al primo di questi che lo showbiz ha stabilito possa essere buono per tutti – in fin dei conti sono meravigliosamente pericolosi, soprattutto per se stessi.
Lo sono se, a un certo punto della loro vita, hanno deciso di piegarsi un po’ alle consuetudini del mondo – per non sentirsi sempre emarginati, sempre diversi – perché dopo essere scesi a patti arriverà, con una precisione inesorabile e incantevole, la vita che avevano sempre sognato, a ribadire: “hai visto? Se solo avessi avuto un po’ di pazienza in più adesso saremmo soli, io e te”.
Lo sono se non si sono mai adeguati, perché certi tipi di coerenza hanno un costo molto elevato, si pagano in spiagge solitarie al tramonto mentre tutti i tuoi amici vanno in vacanza in coppia, ti presentano il conto in masturbazioni adolescenziali mentre gli altri fanno le prime esperienze sessuali, si traducono in sfilze di giorni da disoccupato o di lavoretti precari mentre quelli con cui hai studiato, in un modo o nell’altro, sbarcano il lunario e possono mettersi in fila per sottoscrivere le rate del nuovo iphone.
“Sto aspettando quell* giust*”, dici, come se ce ne fosse soltanto un* per cui valesse la pena.

Quelli che sono cresciuti sui classici della letteratura – Goethe o Hesse, Wilde o Shakespeare – non avranno pace finché non saranno morti d’amore dopo aver ricevuto in cambio nulla più di una manciata di lettere o un bacio alla finestra.

Quelli che hanno coltivato piccoli grandi sogni – come Neil Perry in “L’attimo fuggente” – anche a costo di vederli schiantarsi contro una realtà troppo pragmatica, in cui fare l’attore di teatro non è un mestiere degno di nota e intraprendere una carriera militare al servizio di uno stato violento ed assassino, invece, lo è
Quelli per cui Romeo e Giulietta è la più bella storia d’amore di tutti i tempi, nonostante i due protagonisti stiano insieme un giorno solo e, alla fine, muoiano entrambi
Quelli, proprio quelli, forse vivranno cento giorni di sofferenza per ogni giorno di felicità – nonostante, in realtà, non gli manchi niente nella vita – ma quel giorno di felicità
Oh
quel giorno di felicità sarà come voialtri non avete idea.

Quelli così, beh: io li amo.

(Testo e fotografia Manlio Ranieri)

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